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Da Tunisi a Colombo. Si ricomincia.

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  La fine dell'esperienza tunisina si rivela dolce, con la malinconia del lasciare il luogo col clima migliore in cui sia mai stato (a parte i due-tre torridi mesi estivi) e che ho chiamato 'casa' per due anni, gli amici e il posto di lavoro che piu' di ogni altro mi ha fatto crescere. Allo stesso tempo, perche' niente e' mai perfetto, amara, visto le difficolta' del chiudere il conto bancario e organizzare la partenza. Al momento della scrittura di questo post, sto ancora aspettando che parte dei miei risparmi vengano trasferiti dal conto tunisino a quello italiano, a distanza di 3 mesi (senza garanzia che alla fine li porti a casa). L'ormai tradizionale mese di agosto nella natia Ponte San Pietro passa liscio come sempre, visite ad amici e parenti, la preparazione per il trasferimento in Sri Lanka e quelle che, a mio parere, rimangono le migliori pedalate al mondo tra le valli bergamasche. E' qui che realizzo quanto fosse piu' semplice viaggiar...

Basta

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  Basta con i canti del muezzin la mattina presto, quelli bravi e melodici, quelli che scainano, quelli che urlano a squarciagola. Basta con le litanie depressive da suicidio alla radio. Basta con le ciabatte, da mare, non solo per la spiaggia o in casa, ma per andare al lavoro, a fare la spesa, in estate come in inverno, con calzino, preferibilmente bianco. Basta con il traffico sregolato e la gente che prima quasi ti uccide, poi fa il gesto di scusa con la mano. Basta con le vecchie che attraversano la strada a caso con le borse della spesa. Basta con le capre che attraversano la strada a caso durante una discesa in gara ciclistica mentre vai a 70km/h. Basta con gli automobilisti che guidano a 150km/h per arrivare al bar e metterci 3 quarti d'ora a sorseggiare un espresso. Basta con i ramadan e l'iftar al lavoro: il momento del pasto dopo il digiuno giornaliero, dove si inzia con un dattero e un bicchiere di bsissa (bevanda farinosa ed erbacea) per aprire su una tavolata in c...

Fiori e spazzatura

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  L'inverno in Tunisia trascorre mite nel clima, impegnativo nel lavoro e burrascoso nelle relazioni. Ci trasferiamo definitivamente a LaMarsa, una cittadina poco a est di Tunisi, lontano dal chiasso e dalla sporcizia cittadina, a due passi dal mare, dalle rovine di Cartagine e dal borgo di Sidi Bou Said, con le sue case bianche e le imposte di porte e finestre di colore blu intenso. Niente esprime la dicotomia di questo paese come i fiori e la spazzatura, visibili ovunque l'occhio si posi. Da un lato la vegetazione bellissima e bizzarra, piante mai viste prima, agrumi in fiore, palme e strani tronchi contorti, e piu' di ogni cosa i mille colori dei fiori che abbagliano in contrasto al bianco delle case, e inebriano col profumo. Dall'altra, sporcizia e spazzatura ovunque, cafonaggine varia, e incivilta' assortita. Fiori: le rovine di Cartagine, il mare, il caffe' la mattina sulla promenade di LaMarsa, i parchi e le strade con vista mozzafiato, il cibo speziato, ...

Life Change

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 Tanto atteso, eccolo che arriva: dopo 4 anni in Georgia, lo stallo per la pandemia, lo studio, l'esperienza e il diploma di livello 7, ecco che il cambiamento si materializza sotto forma di un'offerta di lavoro, come direttore degli studi di una piccola scuola in apertura a Piacenza, parte di un network di scuole di inglese presente in tutta Italia. Dopo non pochi tentennamenti dovuti al fattore 'prestigio' (spostarsi dall'istituzione leader mondiale del settore ad una piccola realtà di cui mai avevo sentito parlare) decido comunque di fare il salto, grazie anche ad alcuni colloqui con il direttore nazionale, che mi assicura della totale predisposizione all'eccellenza, e del timing che mi permetterebbe di lavorare il primo mese (di formazione) online dalla Georgia, prima di trasferirmi in Italia nuovamente a fine giugno. Lettera di dimissioni, saluti vari, chiusura del cerchio con British Council, volo prenotato, disdetta dell'appartamento, firmetta in comu...

Climate change

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(c) Photo Tea Subeliani  L'inverno arriva abbastanza tranquillo e dolce come spesso a queste latitudini. Non fa mai troppo freddo, almeno in termini di clima. Come emozioni ci sono poche cose piu' deprimenti di pedalare tra i paesini della campagna georgiana in una grigia giornata senza sole in inverno: strade dissestate, alberi spogli, campi bruciati, case di legno che marcisce, cani randagi che si destreggiano tra la spazzatura: e' il modello: 'tutto a Tbilisi, niente fuori' che rende deserte le campagne e meta' della popolazione nella grande metropoli. Le regioni sono sempre piu' abitate da minoranze etniche, gli unici a rimanere quando tutti i 'georgiani' se ne vanno dove c'e' il grano, per poi lamentarsi che 'la Georgia e' uno stato troppo piccolo' mentre viaggiando per il paese appare chiaro che per estensione geografica e' persino troppo grande per una popolazione di 3 milioni di persone che vivono principalmente in 3-4...

Dieci anni dalla partenza, il viaggio continua...

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  Una decade e' passata da quel 1 settembre in cui Ale mi ha accompagnato all'aeroporto per il viaggio che ha cambiato la mia vita. Per celebrare l'evento, ho puntato la sveglia alle 5.30, fatto colazione e preparato per bene, dato un bacio ad Oksana ancora dormiente e me ne sono uscito per un giretto in bici. 9 ore dopo e 245km attraverso la regione vinicola di Kakheti incluso l'interminabile Gombori pass, ed eccomi di ritorno a 'casa'.  Il covid19, il lockdown e le conseguenti misure di sicurezza implementate in giro per il mondo hanno ridimensionato quello che avrebbe dovuto essere l'anno epocale: Delta + cambio di paese e 'di passo', sia economico che motivazionale. Nulla di tutto cio'. Ma e' la vita, l'importante e' continuare a fare progetti e trovare nuovi stimoli, che siano fisici, intellettuali, affettivi. Dieci anni fa partivo senza sapere se sarei tornato: oggi sono piu' maturo, consapevole, ma sempre sognatore, e nonos...

L'amore al tempo del Covid19

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(Titolo scontatissimo, ma non potevo farmelo scappare). Ormai i post sono così distanti l'uno dagli altri che si può parlare di occasioni speciali. Ed eccola l'occasione: sull'onda del caos mondiale per il contagio da Covid19, primo post del nuovo decennio. La Georgia è ancora indietro rispetto all'Italia ormai tutta in quarantena (al momento della scrittura) di un paio di settimane. Per ora i casi si limitano a circa venti, quasi tutti di gente che rientrava dall'Italia. Le misure prese però ricalcano quelle in Italia, con la chiusura delle scuole ed ecco che ci ritroviamo a casa con la prospettiva di iniziare con le teleconferenze da settimana prossima con gli studenti adulti. Se da un lato la cosa capita a fagiolo per darmi tempo di lavorare sui documenti da preparare e sullo studio per il DELTA, dall'altra comprime il calendario di osservazioni da qualche mese a (forse) uno, il mese di Maggio, salvo peggioramenti della situazione. Un bel problema pe...