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Visualizzazione dei post da gennaio, 2015

Un pazzo sulla marshrutka.

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E' un normale giovedì mattina a Karaganda. E' mattina presto, c'è ancora buio, nevica leggermente e le persone camminano infreddolite per i marciapiedi scivolosi. La "marshrutka" (minubus che fungono da spina dorsale del trasporto pubblico locale) numero 7 sta correndo come al solito lungo Gogol Street. All'interno sono ammassati i passeggeri nelle loro pellicce e da sotto i cappelli più inverosimili occhi assonnati cercano di non mancare la giusta fermata. E' nei pressi della vecchia chiesa ortodossa e della fabbrica di cioccolato che qualcosa accade. Un passeggero, sulla trentina, con tratti occidentali, inizia a singhiozzare. Fa dei versi strani, sembra stia cercando di contenere qualcosa... I passeggeri lo osservano stupiti, e i più vicini possono scorgere delle lacrime nei suoi occhi. Cosa gli sta succedendo? Cosa di così brutto gli è successo nella vita per scoppiare a piangere e a singhiozzare su di una mashrutka a Karaganda alle 7 e mezza del...

Almaty, il nonno delle mele

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Già le ultime centinaia di metri prima della stazione mi regalano splendide vedute sulle montagne del Tian Shan, illuminate dai primi bagliori dell'alba. Le montagne sono incredibilmente vicine, e si stagliano dalla steppa fino ad oltre 5000 metri. La grande città di Almaty (letteralmente "il nonno delle mele") mi si apre sonnolenta la prima mattina dell'anno nuovo. Cammino un'ora dalla stazione all'ostello, nelle vicinanze della grande piazza della repubblica e inizio a farmi un'idea dell'ex-capitale. I palazzi e le strade, i caffè e i negozi, sembrano urlare la loro differenza dalla Karaganda in cui vivo: si respira un' aria quasi europea tra i grandi viali alberati e i parchi ornati da sculture ed elaborati lampioni. A sfondo di tutto le grandi montagne innevate, raggiungibili in poco meno di mezz'ora di auto. Si, perchè ci vado in auto portato da Aigerim, una ragazza di couchsurfing che si offre di mostrarmi un po' la città e in par...

Fuori dal finestrino, il nulla

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C'è qualcosa di magico nel vivere per lungo tempo in un paese diverso dal tuo. Pian piano, le usanze, i costumi, le abitudini, la vita delle persone di quel luogo ti si rivelano ad una ad una, Cose apparentemente insignificanti che però ti danno l'idea di quanto l'umanità sia fantastica e dia sempre nuovi spunti per pensare e per scoprire la bellezza di questo pianeta. Per dire, i passeggini con slitte al posto delle ruote e le cannucce nei boccali di birra (ma solo per le donne!) dove li trovate? C'è però un piccolo difetto in questo approccio al viaggio: dopo un certo numero di mesi inizi ad abituarti, inizi a costruire la tua area di comfort, a sentirti parte integrante dell'ambiente che ti circonda e, nel mio caso, cittadino di Karaganda. E allora ben vengano queste vacanze invernali, una settimana di stop dalle lezioni che mi permette di riempire uno zainetto delle cose essenziali, spegnere la caldaia, chiudere a doppia mandata la porta del mio appart...