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Visualizzazione dei post da 2015

Finale col botto

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Il vecchio scorbutico che mi accoglie a Bam la sera tardi si trasforma in un simpatico sessantenne con un accento da nero dell'Alabama, e oltre a interessanti conversazioni e passaggi nella vecchia carretta che chiama automobile, mi regala una grande emozione mostrandomi due pagine del suo guestbook firmate da Giorgio Bettinelli (mitico viaggiatore italiano in Vespa e autore di diversi libri sulle sue vespate planetarie). Le 18 ore di autobus divise con i pellegrini mi portano poi a Mashad. Ancora non lo so, ma sarei stato nella grande città (la seconda dopo Tehran) proprio in concomitanza con le celebrazioni per il martirio dell'Imam Reza, unico dei 12 santi sciiti ad essere sepolto in Iran. Trovo alloggio in una guesthouse semplice semplice, e la stanza che Mr.Vali mette a disposizione dei suoi ospiti (quasi tutti giapponesi, chissà per quale motivo) è sporca e disordinata ma in qualche modo magica, con tappeti Turkmeni e Persiani ovunque, per terra e sulle pareti. Ry...

Il barbiere di Shiraz

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La citta'di Shiraz nel centro-sud del paese e' la successiva tappa naturale di ogni viaggio in Iran dopo Yazd. Famosa per essere "la citta' dei poeti" e' anche il punto di partenza per forse l'attrazione n.1 dell'intero paese, le rovine di Persepolis. Come al solito Jasmin viene contattata da centinaia di couchsurfers e questa volta la scelta cade sul timido Mehdi, vent'enne studente di belle speranze che ci mette 5 minuti a perdere la testa per la bionda. Con lui ci rechiamo al famoso mausoleo di Hafez, il poeta per ecellenza da queste parti, e veniamo introdotti alla pratica della "lettura divinatoria random di poesie" (nome creato da me perche' non mi ricordo l'equivalente iraniano). In pratica ogni visitatore del parco-mausoleo di Hafez si porta dietro la raccolta delle sue poesie, pensa a un problema che ha nella vita, apre a caso il libro e legge quello che il poeta gli consiglia. A meta' tra l'oroscopo e una ...

L'Iran che non ti aspetti

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In maniera totalmente casuale scopro che la francese Lara, che avevo incontrato ad Urumqi, Cina, nientepopodimeno che 5 anni fa e' in Iran e diretta proprio ad Esfahan. Con lei, Oscar e Jasmin ci addentriamo quindi nel deserto, prima tappa, la remota cittadina di Khoor. Qui abbiamo appuntamento con Rohab, e seppure con tutte le contraddizioni del caso, sara' l'inizio di una serie di scoperte interessanti. Il ragazzo, figlio di un ex-generale della rivoluzione di Khomeini, si autoproclama "Il re del deserto" e, oltre ad una davvero blanda attivita' come "guida" (vedi in seguito) si diletta nell'organizzazione di rave party nel deserto. Proprio cosi'. Nella repubblica islamica centinaia di persone si recano in questo remoto angolo del paese ogni weekend (giovedi' e venerdi'), prendono uno shuttle 4x4 e si recano in qualche parte nel vasto deserto dove casse potentissime, musica elettronica, alcool, maria e tutta la liberta...

Riso e melanzane

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Appena fuori Tehran si apre il deserto. Dopo 3 ore di colline rocciose e distese desolate si arriva prima a Qom, la citta' piu' religiosa (o bigotta, o integralista, fate voi) del paese e poi alla tranquilla cittadina di Kashan. Decido di stare qui per alcuni giorni per acclimatarmi e immergermi nel "vero" Iran (Tehran, come spesso capita con le capitali, non fa testo). Scelta azzeccatissima: sto in un'hotel tradizionale, una bellissima casa con cortile interno e fontane, e per pochi spiccioli ho un letto in camerata, colazione e ore ed ore al sole o all'ombra di alberi di melograno per leggere e bere il the. La citta' e' tranquilla ma con tanto da offrire, dal grande e colorato bazar alle strane moschee, al vicino giardino persiano di Fin, le maestose case storiche dei mercanti di tappeti, seta e vetro, fino ad un escursione di mezza giornata al villaggio "rosso" di Abyaneh (senza dimenticare la gente del luogo: ogni 10 minuti c'e...

Bye bye Baku

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Quando poco dopo l'alba il treno ferma al capolinea ferroviario di Astara, la pioggia battente imperversa sulla costa del Mar Caspio. La stazione e' letteralmente a 5 metri dalla riva e dalle impetuose onde che si scontrano contro la costa. Sul treno conosco Ahmad, un Iraniano che si offre di dividere il taxi con me. In 10 minuti il corteo di taxi-lada proveniente dalla stazione raggiunge il posto di confine dell'Azerbaijan, dove poliziotti infami pretendono mazzette per permettere alla gente di stare sotto una tettoia in attesa dell'apertura della frontiera. E' diluvio universale. Quando poi finalmente i cancelli si aprono, una cosa mai vista. Una ressa pazzesca con tutti, incluse le signore dai denti d'oro, a spintonare e pressare per tentare di guadagnare una posizione, in stile royal rumble. Trascinato dalla marea umana mi ritrovo con Ahmad in una fila infinita che ci prede un'ora. E' poi il momento delle formalita' e delle milel domande e te...

Baku, lusso e petrolio

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Quando le mie ex-studenti Melek e Sevinc vengono a prendermi alla stazione con l'autista di famglia, inizio a percepire che non sara' una permanenza all'insegna della semplicita'. Scusandosi per l'incoveniente (problemi all'impianto di riscaldamento dell'appartamento sfitto in cui dovrei stare) mi piazzano a loro spese in una singola d'albergo 4 stelle. La sera esco con Ruslan, altro ex studente, che mi introduce al mitico Kebab Azero, al the accompagnato da milel dolci e marmellatin varie, il tutto per una cifra attorno ai 100 euro. A testa. A proposito di dolci, Ruslan (rappresentante Lindt in Azerbaijan) mi fa notare come in un upermercato locale, la meta' della superficie sia dedicata ai dolciumi. Guardandosi in giro in effetti la "rotondita'" della gente e' evidente. Il mattino seguente vengo accolto di nuovo dall'autista che mi porta "a casa". Un appartamento lussuoso in centro, con vista mozzafiato sul mar...

Il paese che non esiste

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L'oste, il vecchio Mustafa, presso cui alloggiavo a Susha, taque pieno di dignita', poi bevve un bicchierino di acquavite del Karabagh, si taglio' una fetta di uno strano formaggio fatto di innumerevoli fili e simile alla treccia di una fanciulla e comincio' a chiacchierare: "Nelle nostre montagne vivono i Karanlik, gli spiriti maligni che custodiscono i nostri tesori. Lo sanno tutti. Nei boschi ci sono ruscelli sacri e pietre sacre. C'e' tutto da noi." Kurban Said - Ali & Nino C'e' uno stato piccolo piccolo che sulle cartine internazionali non esiste. L'unica nazione che ne riconosce l'esistenza e' l'Armenia, il cui esercito ne occupa militarmente i confini con quello che dovrebbe essere il suo stato d'appartenenza, l'Azerbaijan. Visitare la regione del Nagorno Karabakh e' considerato reato in Azerbaijan e qualsiasi evidenza di una visita qui puo' portare dal rifiuto d'ingresso al paese fino...

Transcaucasica

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"In questo momento noi tre qui seduti rappresentiamo i tre grandi popoli del Caucaso: una georgiana, un musulmano e un armeno. Nati sotto lo stesso cielo, nutriti dalla stessa terra, diversi eppure una cosa sola [...]. Europei e asiatici insieme, debitori e creditori dell'Oriente e dell'Occidente."  Kurban Said - Ali & Nino Nello spazio di una settimana passo i confini dei tre paesi caucasici e questo mi permette di apprezzarne al meglio le differenze e le similitudini. A Yerevan conosco la cinese Wumi che mi accompagnera' in gran parte di questo mini viaggio nel viaggio. I cavernosi monasteri Armeni cosi' semplici e senza deorazioni ma con gli sfondi naturali piu' belli che si possano immaginare, laghi, foreste, canyon e montagne irreali lasciano spazio alle decorazioni, le miniature, l'oro delle cattedrali georgiane prima e alle eleganti forme delle moschee dell'Azerbaijan. Il cibo di ispirazione persiana prima, il ritorno ai kha...

Armenia on the road

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La mattina della partenza da Yerevan mi ha dato l'illusione che il maltempo fosse ormai alle spalle. Il sole tiepido inizia a scomparire dietro le nuvole pochi km fuori citta' ed e ormai un lontano ricordo quando la Ford Fiesta di Ed inizia i tornanti che portano ad uno dei numerosi passi di giornata. La strada e' tortuosa e sale e scende senza sosta per 4 ore tra colline e montagne brulle, erba essicata dal sole estivo e alberi ormai privi di foglie, villaggi e venditori di mele a bordo strada. Lo scenario e' imponente, ma le nuvole si fanno sempre piu' minacciose fino ad avvolgere tutto al nostro arrivo a Goris. La cittadina e' molto particolare perche' gli edifici sono tutti in pietra e le strade sono ampie e alberate. Su un lato del fiume ce la vecchia Goris, con case scavate nella pietra carsica simile allo scenario della Cappadocia, mentre sull'altro nella citta' "nuova" c'e' la signora Larissa che (nonostante un occho mal...

Sopra tutto, la pioggia

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Il maltempo che mi ha accompagnato per gran parte del soggiorno in Georgia non mi da tregua neppure nella prima settimana in Armenia. Piove sul taxi condiviso che ho preso con dei ragazzi francesi, un tizio armeno e una coppia sulla sessantina italiana (che si sono fatti spennare 100euro per una tratta che ne costava si e no una decina). Arrivati a Yerevan, citta' sovietica ma molto molto attiva e dinamica, con centinaia di bar cafe' e ristoranti sempre pieni di gente, mi trovo a mio agio nonostante la pioggia e decido di restare qui per qualche giorno. Piove sul tempio greco di Garni e sul monastero nella gola di Geghard. Piove sul "vaticano Armeno" Echmiadzin, con le sue chiese e le reliquie (per chi ci crede) come scheggie dell'Arca di noe' o della croce, la lancia che perforo' Gesu' per vedere se era vivo o meno, e ossicini vari di santi, poeti e navigatori. Sul memoriale del genocidio, e sul tetto del bunker adibito a museo. Tra una visit...

Chi era Joseph Jughashvili?

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Se il nome non vi dice niente, il baffone nella fotografia dovrebbe. Prima di diventare "l'uomo d'acciaio", Stalin era un ambizioso ragazzo georgiano. Uno degli uomini piu' odiati e temuti del secolo scorso, responsabile in prima persona o quasi di milioni di morti tramite carestie (procurate da sue scelte scellerate), campi di lavoro forzati ed esecuzioni varie, naque a Gori, a una settantina di km da Tbilisi in una stanza piccolissima che il padre aveva affittato sopra la minuscola bottega di artigiano in cui lavorava. La casa originale e' ora conservata in una teca protettiva e poco distante si erge il museo a lui dedicato, un tempo propagandistico, ora ben piu' terra terra e realistico. Visita interessante di una mezza giornata da Tbilisi, comprende anche il vagone blindato a bordo di cui Stalin (che aveva paura di volare) si spostava ovunque, conferenze internazionali comprese. La citta', a parte qualche viuzza restaurata del centro storico ...

E' piu' semplice rubare il fuoco che ottenere un visto

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Lasciate le ragazze all'aeroporto e il mio passaporto all'ambasciata dell'Azerbaijan, mi dirigo spedito a nord, lungo la Military highway, una strada che sale sempre piu' su fino ai piedi della grande catena montuosa del Caucaso. La strada costeggia per larghi tratti il confine ufficioso con la regione separatista del South Ossetia, ufficialmente parte della Georgia ma in pratica sotto controllo delle forze armate Russe dalla guerra dei 5 giorni del 2008. Laghi,fiumi, fortezze e chiese, valli e cascate fino a Stepsaminda, meglio conosciuta come Kazbegi, icona del paese per la spettacolare posizione della chiesa tella trinita'. Appollaiata su per la montagna e ai piedi del grande monte Kazbegi (5043m) che secondo la leggenda sarebbe il luogo dove Prometeo si reco' per rubare il fuoco agli dei. Non mi spingo a tanto, limitandomi all3 treore fino al ghiacciaio. Il giorno successivo mi sposto piu' ad ovest a Svaneti, regione stupenda di alta montagna...

Georgia, paese di nasi, barbe, vino e chiese

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Le 15 ore di autobus notturno che da Goreme ci portano alla frontiera Georgiana passano in fretta e dopo le formalita' doganali succede una di quelle situazioni per cui sono fiero di considerarmi un viaggiatore mediamente esperto. L'autobus che ci dovrebbe portare fino alla principale citta' sulla costa del mar nero, Batumi, non si presenta sul lato georgiano, lasciandoci letteralmente a piedi. Proprio quando le ragazze stavano pensando di prendere un taxi pagando uno sproposito, noto un ufficio della stessa compagnia di bus, mi ci infilo, e dopo una mezz'ora di improbabili trattative, litigi e finte incazzature ci ritroviamo sull'auto del fratello dell'impiegato della compagnia di autobus, che ci porta gratis a destinazione, per di piu' direttamente al nostro ostello in centro. Oh, Yes. Batumi e' una grande localita' balneare ma essendo la stagione finita ci si presenta semi-deserta che neanche Rimini a dicembre, ma quantomeno possiamo ini...

Come volare in mongolfiera

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Parte della ragione per cui sono venuto in Turchia e' per ricongiungermi brevemente con la mia ex collega in Kazakhstan, Lera e la sua amica Marzhan, in vacanza per una decina di giorni tra Cappadocia e la mia prossima destinazione, la Georgia.L'autobus da Ankara mi scarica appena prima di mezzanotte a Goreme, nel cuore di questa anomala e turistica regione nota come Cappadocia, ed e' sempre fantastico rivedere vecchi amici da qualche parte differente del globo. Tre giorni qui sono stati tre giorni da sogno:la conformazione geologica dell'area e' unica cosi' come il modo utilizzato dalle persone per viverci da secoli, scavando grotte nelle rocce di tufo dalle forme piu' svariate. Il sorprendente museo all'aperto rivela chiese scolpite nella roccia e dipinte con maestria, la valle dei piccioni e' un piacere per gli occhi e per lo spirito e un modo fantastico per raggiungere la piccola citta' di Uchisar con il suo maestoso castello (anche que...

Sulla tomba di Re Mida

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E' inebriante tornare ad essere realmente in viaggio. L'aeroporto di Istambul e gli scorci dall'aereo durante le manovre d'atteraggio mi riportano indietro di 7 anni. Era l'ottobre del 2008 quando atterrai quş per la prima volta, e la mia vita non sarebbe stata piu' la stessa. Non mi trovo esattamente nella stessa situazione d'incertezza, ma oggi come allora ho bisogno di schiarirmi le idee. Nel 2008 il risultato furono2 anni di lavoro e risparmio, un giro del mondo, un breve soggiorno a Budapest per studiare e in ultimo due anni come insegnante d'Inglese tra Kazakhstan e Malta. Vedremo coşa mi rşservera' il futuro, intanto, seduto per terra nell'affollatissimo terminal domestico in attesa del volo (in ritardo) per Ankara, leggo le guide e pianifico le prossime tappe. Fast forward di due giorni. Ankara e' grande e caotica, ma il dedalo di viuzze pedonali dietro la trafficata via Atatürk e' piacevole e mi consente una sosta dopo l...

Sti capperi e fichi d'india

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Vivere quest'anno a Fgura è stata un'esperienza completamente diversa da quella vissuta la scorsa estate a Sliema. E non è solo il sentirsi rivolgere la parola in Maltese anzichè in Inglese ad ogni angolo, ne la sempre illuminante esperienza di pendolare sugli autobus locali, tra aria condizionata a temperature gelide, ammassati come sardine o ad assistere a incomprensibili risse verbali tra vecchi arrabbiati. E' tutto un altro vivere. Un ritmo diverso, come la differenza tra andare in auto o in bicicletta. Le uscite in settimana sono off-limits (gli autobus smettono di circolare attorno alle 22.30) e se voglio fare qualcosa giocoforza devo camminare 15-20 minuti fino alle spettacolari 3 città, Birgu, Isla e Bormla. La vita di Fgura gira attorno alla pizzeria d'asporto e al fruttivendolo. La gente si siede fuori casa la sera, parla e ascolta la radio. Altra costante di quest'estate è stata la presenza di continue visite. Dopo Ale e Manu, Violet e Mai è stato i...

Ho sempre bisogno di promemoria

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Ho sempre avuto una cattiva memoria. Non ho idea del perchè, ma le cose mi stanno in testa per poco tempo, poi si annebbiano piano piano, e ho spesso bisogno di promemoria per ricordarmene. A volte mi dimentico del perchè sono tornato su quest'isola e di quanto lo scorso anno mi avesse affascinato. C'è bisogno della visita di Violet, collega di impacchettamento Kiwi a Katikati in Nuova Zelanda, per farmi ri-esplorare Malta e darmi l'impulso necessario a scoprire cose nuove, con nuovi occhi. I templi megalitici, le catacombe e i tunnel anti-aerei, le chiese e le stradine di Medina e Rabat. Spesso, troppo spesso, mi dimentico degli amici di sempre, e la visita di Ale e Manu per alcuni giorni mi ricorda che ci sono certi legami che non si spezzano, anche dopo tormentate vicessitudini che avrebbero potuto far pensare al contrario. Serve un'insalata di quinoa, pomodori e basilico freschi, olive di Gozo e formaggio di capra alle erbe per ricordarmi che questi sapor...

Paura e delirio a Sliema

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La decisione di tornare a Malta per una seconda estate di lavoro l'avevo presa un pomeriggio di Marzo a Karaganda, quando l'ennesima tempesta di neve aveva fatto scendere la temperatura ben oltre i -20. "Dopo questo inverno, voglio 3 mesi di caldo e di mare" mi ero detto, e complice l'offerta della scuola IELS di ri-accogliermi a braccia aperte avevo prenotato i biglietti del volo e firmato il contratto. Ero abbastanza sicuro di trovare un alloggio a prezzi decisamente più abbordabili dell'anno precedente... mi sbagliavo. La MTA (l'ufficio del turismo Maltese) ha passato l'inverno e la primavera a bombardare di pubblicità le televisioni e i social di tutta Europa, provocando un boom turistico clamoroso (si calcola +10% dall'anno scorso, che era comunque stato il più prolifico della storia). L'area di "Manhattan", Sliema, dove si trova la mia scuola e dove lo scorso anno alloggiavo, è diventata ancora più richiesta. Durante i pr...

Just like Lazenby

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Ci sono sempre canzoni che ti ricordano immediatamente un evento, un periodo della vita, una persona, o un luogo in particolare. In questi otto mesi a Karaganda ho ascoltato parecchia roba, dai nuovi album degli idoli assoluti come Damien Rice e Ben Howard alla riscoperta dei vecchi U2 e degli americani Drew Holcomb and the Neighbours. Ma nessuno mi ricorderà il cielo sconfinato, l'enorme bandiera kazaka al vento, il murales di Gagarin e le corse in Marshrutka come l'album Heartbeat Radio di Sondre Lerche. E in particolare, la canzone Like Lazenby, dedicata a Geroge Lazenby, l'unico attore ad interpretare James Bond per un solo film, e che sembrava fare pasticci in qualunque situazione (forse per questo la sento in maniera particolare). Il mio primo di maggio è stato veramente speciale. Avendo terminato l'ultima lezione la sera del 30 aprile, è stato il mio primo giorno di "vacanza" e mi ha dato l'opportunità di incontrare e salutare molti studenti c...

Couchsurfing Kazakhstan (2a parte)

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Con Gulmira e Dinara mi reco nel nuovo centro a sud del fiumeYesil e subito mi si para davanti agli occhi un'irreale successione di grattacieli e palazzi futuristici dalle forme più improbabili. Il presidente-re-dio in terra del Kazakhstan (già ex-segretario del partito comunista nei tardi anni 80) decidendo di stabilire qui la nuova capitale del paese ha chiamato a se alcuni tra i più rinomati architetti inglesi e giapponesi per rendere lo skyline di Astana attrattivo come quello della City o di Tokyo. O per superare entrambe, un giorno. Ecco quindi che spuntano ovunque creazioni di ferro e acciaio che ricordano tende, piramidi, vulcani, trapezi e forme a me fin'ora sconosciute, La prima tappa per noi è il nuovo e moderno museo nazionale dove, oltre al solito classico salone dedicato al presidente e ad una enorme aquila dorata all'ingresso, c'è finalmente l'esposizione che cercavo da tempo, quella sull'uomo d'oro. Il sud del Kazakhstan prima delle inv...

Couchsurfing Kazakhstan (1a parte)

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Il colpo di coda invernale dopo Nauryz, con tempeste di neve, vento gelido e temperature sotto i -20, dura solo un paio di settimane. E con l'arrivo della vera primavera il termometro sale stabilmente sopra lo zero, le mie classi una dopo l'altra vanno a concludersi, e ricevo diverse richieste di couchsurfing. Un paio rimandate al mittente con tanto di minaccia di referenza negativa (i classici "scrocconi" che mandano mille richieste tutte uguali, addirittura in russo! Quindi senza nemmeno buttare uno sguardo al mio profilo) e una accettata: Gulmira è un'ingegnere informatico di 28 anni, originaria di Aktobe nel nor-ovest del paese (a 48 ore di treno da qui) vive ormai da anni nella più vicina capitale Astana. Ha l'obiettivo di visitare ogni città in Kazakhstan (e Karaganda è una delle poche rimaste nella sua lista) oltre ad avere in programma un viaggio in Indocina nei mesi prossimi (e qui il motivo per cui vuole incontrare proprio me). Mi raggiunge per...

La primavera

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Scordatevi tiepide giornate, pranzi all'aperto e passeggiatine in centro in maglietta la domenica, ma a modo Kazako, anche qui la primavera arriva. Le giornate si fanno più lunghe, il sole giocoforza scalda e durante il giorno si supera la famigerata soglia 0 (la notte si scende ancora tranquillamente a -15, ma sono dettagli). Questo fa si che la neve e il ghiaccio accumulatisi durante l'inverno si sciolgano creando fiumi da attraversare in canoa o con ponti di corda (questo è ironico, ovviamente). Vengo invitato da una mia studente allo spettacolo della sua compagnia di ballo ed è qualcosa di fantastico. Coloratissimi costumi per centinaia di ballerini che interpretano danze tradizionali di ogni angolo dell'ex-Unione Sovietica. Da pelle d'oca la successione di colori, ritmi e suoni che spaziano dalla Georgia alla Lituania, dall'Armenia alla Siberia passando, ovviamente, per le potenti danze Kazake. La settimana successiva (il week-end del 21 marzo) è Nauryz...

"Gdye Gdye?" "Karagandye!"

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Il titolo è un popolare detto Russo. Viene da una storiella in cui un viandante si ferma nel mezzo del nulla assoluto e chiede ad un uomo dove si trova. La risposta? Sei a Karaganda! Per intenderci è equiparabile al nostro "in casa di dio" o al meno fine "in culo ai lupi" o alle capre, ci siamo capiti. Una delle numerose tazze che ho ricevuto in dono da amici e studenti durante questo anno illustra proprio la celebre storiella. Per l'altra tazza sebbene non ci sia nulla da spiegare in teoria, nella pratica qualcuno si potrebbe chiedere cosa ci sia da amare qui in casa di dio. Nonostante qualche screzio con dei colleghi sul lavoro, l'inverno procede tranquillo, la neve scende copiosa e al sabato sera la birra scorre a fiumi. In una di queste uscite finisco a parlare con colleghi polacchi di improbabili trasmissioni televisive e inizio una faida all'ultima rappresaglia (a suon di scherzi più o meno simpatici) con l'inglese Peter rubandogli una pa...

Un pazzo sulla marshrutka.

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E' un normale giovedì mattina a Karaganda. E' mattina presto, c'è ancora buio, nevica leggermente e le persone camminano infreddolite per i marciapiedi scivolosi. La "marshrutka" (minubus che fungono da spina dorsale del trasporto pubblico locale) numero 7 sta correndo come al solito lungo Gogol Street. All'interno sono ammassati i passeggeri nelle loro pellicce e da sotto i cappelli più inverosimili occhi assonnati cercano di non mancare la giusta fermata. E' nei pressi della vecchia chiesa ortodossa e della fabbrica di cioccolato che qualcosa accade. Un passeggero, sulla trentina, con tratti occidentali, inizia a singhiozzare. Fa dei versi strani, sembra stia cercando di contenere qualcosa... I passeggeri lo osservano stupiti, e i più vicini possono scorgere delle lacrime nei suoi occhi. Cosa gli sta succedendo? Cosa di così brutto gli è successo nella vita per scoppiare a piangere e a singhiozzare su di una mashrutka a Karaganda alle 7 e mezza del...

Almaty, il nonno delle mele

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Già le ultime centinaia di metri prima della stazione mi regalano splendide vedute sulle montagne del Tian Shan, illuminate dai primi bagliori dell'alba. Le montagne sono incredibilmente vicine, e si stagliano dalla steppa fino ad oltre 5000 metri. La grande città di Almaty (letteralmente "il nonno delle mele") mi si apre sonnolenta la prima mattina dell'anno nuovo. Cammino un'ora dalla stazione all'ostello, nelle vicinanze della grande piazza della repubblica e inizio a farmi un'idea dell'ex-capitale. I palazzi e le strade, i caffè e i negozi, sembrano urlare la loro differenza dalla Karaganda in cui vivo: si respira un' aria quasi europea tra i grandi viali alberati e i parchi ornati da sculture ed elaborati lampioni. A sfondo di tutto le grandi montagne innevate, raggiungibili in poco meno di mezz'ora di auto. Si, perchè ci vado in auto portato da Aigerim, una ragazza di couchsurfing che si offre di mostrarmi un po' la città e in par...

Fuori dal finestrino, il nulla

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C'è qualcosa di magico nel vivere per lungo tempo in un paese diverso dal tuo. Pian piano, le usanze, i costumi, le abitudini, la vita delle persone di quel luogo ti si rivelano ad una ad una, Cose apparentemente insignificanti che però ti danno l'idea di quanto l'umanità sia fantastica e dia sempre nuovi spunti per pensare e per scoprire la bellezza di questo pianeta. Per dire, i passeggini con slitte al posto delle ruote e le cannucce nei boccali di birra (ma solo per le donne!) dove li trovate? C'è però un piccolo difetto in questo approccio al viaggio: dopo un certo numero di mesi inizi ad abituarti, inizi a costruire la tua area di comfort, a sentirti parte integrante dell'ambiente che ti circonda e, nel mio caso, cittadino di Karaganda. E allora ben vengano queste vacanze invernali, una settimana di stop dalle lezioni che mi permette di riempire uno zainetto delle cose essenziali, spegnere la caldaia, chiudere a doppia mandata la porta del mio appart...