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Visualizzazione dei post da 2014

30 anni di inettitudine

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Non è ora di mettere la testa a posto? Non è ora di smetterla di fare il bambino? Non è ora di iniziare a risparmiare un po' di soldi e a trovare un lavoro vero? Non potrai mica fare così tutta la vita... Rifletto molto in queste giornate invernali, con il sole ad illuminare la neve e ad abbagliare gli occhi a mandorla. Raggiunti i 30 anni sono in molti a farmi queste domande e, implicitamente, a criticare ciò che faccio. Al primo impatto sembrano dubbi legittimi, perplessità legate alla distanza tra la vita che sto conducendo da qualche anno a questa parte e le vite "standard", quelle accettate da tutti come "normali" e "serie". Ma alla fine della fiera gran parte di essi si riducono ad un parametro ben preciso: i soldi. I soldi incarnano il successo lavorativo, la sicurezza, la possibilità di costruire una famiglia, di acquistare beni, di mettere un cuscino per una vecchiaia dignitosa. Io mi chiedo perché siamo arrivati a questo punto:...

Quando nevica orizzontale

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L'inverno vero si avvicina, e presto mi ritrovo con la colonnina di mercurio che segnala -30. I pochi centinaia di metri che mi separano dalla piscina mi regalano un'esperienza nuova: l'unica parte del mio corpo che rimane scoperta, il volto, dagli occhi alle labbra, perde ogni sensibilità. I piccioni si raggruppano stretti stretti sui pochi tombini che rilasciano un po' d'aria calda e spesso la neve è "orizzontale": non sta infatti nevicando ma il vento che soffia dalla steppa muove i bianchi fiocchi da ovest a est, da un albero all'altro, da un tetto all'altro. Una delle cose più interessanti a queste temperature è che si formano i ghiaccioli ovunque. Pericolosissimi quelli sulle grondaie o le terrazze, vere e proprie lame che possono diventare armi letali in caso di caduta. Meno minacciosi quelli che si formano nel naso, semplicemente respirando, quando l'aria calda proveniente dal tuo corpo si ghiaccia intorno ai peli delle narici....

Contrasti, assurdità e bellezza.

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Ogni tanto penso che mi sono abituato. Che alla fine, la vita a Karaganda e la vita in provincia di Bergamo non sono poi così diverse. Poi una telefonata Skype con gli amici di sempre mi riporta alla realtà, ed allora flash di assurdità, di contrasti, di cose fuori dal mondo mi tornano alla mente. Una delle prime settimane ero in un bar con alcuni componenti della comunità couchsurfing locale, quando improvvisamente qualcosa di terribile e indicibile accade: una palla da biliardo nel bar va perduta. Panico tra i camerieri e il gestore del locale, che ci interrompono in continuazione per strapparci una mezza-confessione di colpevolezza. Basiti, noi continuiamo nelle nostre chiacchiere, mentre divani vengono scuscinati e tavoli alzati per cercare la preziosissima palla da biliardo. Pochi minuti dopo fa irruzione nel bar una coppia di poliziotti con colbacco d'ordinanza, e successivamente un tizio dall'aspetto poco raccomandabile con kalashnikov al braccio. Chissà se avranno...

Ottobre bianco

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Al ritorno dal mio caffè preferito, un venerdì sera, inizia a nevicare. Per tre giorni i fiocchi imbiancano la città, cosa a cui dovrò abituarmi: la neve sarà una presenza costante per almeno 5 mesi, e c'è pure la possibilità che vi rimanga fino a maggio inoltrato. Le temperature la notte scendono abbondantemente sotto i -10 mentre durante il giorno è il vento a decidere se aver freddo a -5 o congelare a -10: impetuoso, proveniente dalla Siberia, fa tutta la differenza del mondo e ti taglia letteralmente in due. La vita prosegue, senza nulla di eccezionale e nonostante tutto così incredibilmente affascinante. Incontro tante persone tramite Couchsurfing, esco un po' di più la sera, ma per il resto è tutto un casa-scuola. Se gli orari me lo permettono vado in piscina e nel tempo libero leggo o guardo partite Nba. E allora cos'è che fa di questa esperienza qualcosa di unico e straordinario? Cos'è che mi fa ritrovare a sorridere come un ebete apparentemente senza ...

130 nazionalità

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Una domenica decido di visitare l'unico sito che pone Karaganda nelle guide turistiche: il museo del Karlag. Situato nel paesino di Dolinka, 45 km fuori città, è una villa in stile neoclassico con tanto di colonnato: ai bei tempi dell'Unione Sovietica era il centro direzionale e di smistamento, il punto nevralgico della più grande "isola" dell'arcipelago Gulag. Questa area di campi di lavoro forzato infatti era la più grande ed importante di tutta l'Unione Sovietica e copriva un'area estesa quanto la Francia. Oppositori politici, prigionieri di guerra, minoranze bellicose o semplicemente "sospetti" o semplicemente persone antipatiche a questo o a quel dirigente venivano spediti in questi luoghi, accuratamente selezionati in base alle capacità (o all'incapacità) del detenuto e mandati a lavorare chi in miniera (carbone), chi nei campi (il secondo "granaio" dell'unione) chi nella siderurgia. Persino gli intellettuali venivan...

Autunno a due facce

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Mercoledì mattina: mi alzo alle 8, faccio una bella colazione, controlla la e-mail e accompagno la programmazione delle lezioni del pomeriggio con una tazza di caffè fumante. Esco di casa ed il sole splende, la temperatura è gradevole intorno ai 20 gradi. Cammino lungo la mia alberata Nurkena Abdirova da casa mia fino all'incrocio con la grande arteria a 6 corsie che rappresenta la spina dorsale della città. Le foglie degli alberi stanno cambiando colore e sono quasi tutte gialle. Casalinghe, studenti, uomini d'affari camminano nella zona pedonale godendosi il tepore, signore anziane vendono frutta e verdura nelle piccole bancarelle a bordo strada, inondata dall'aroma del pane uzbeko appena sfornato e dei burek alle patate. In dieci minuti sono al centro sportivo. Mi cambio, indosso cuffia e occhialini e nuoto avanti e indietro per 45 minuti. Doccia e, ritemprato nel corpo e nello spirito me ne ritorno su Nurkena Abdirova. Sulla strada verso casa mi fermo al supermerca...

Il primo zero

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Un giorno decido di aggiornare il mio stato di couchsurfing. Penso sia inutile visto che a Karaganda non è che ci sia questo flusso turistico inarrestabile, ma due giorni dopo, ecco che si materializza Manuela, italiana dai lunghi trascorsi lavorativi in Azerbaijan che viene a trovare un amico ed ex-collega. Evidentemente il ragazzo non è proprio il tipico Kazako dalla leggendaria ospitalità, perchè finisco ad ospitare Manuela e a condividere qualche passeggiata nel parco sempre affollato da famiglie attratte da luna park e da uno degli ultimi week-end di "caldo". La temperatura in realtà ha iniziato a scendere e la sera è fredda, molto fredda. Pochi giorni fa la minima ha raggiunto la fatidica soglia per la prima volta. Sembra incredibile, ma il 10 settembre alle 5 di mattina siamo già arrivati a zero gradi. Con il sole poi la temperatura si alza e durante il giorno raggiunge gradevoli punte di 20 gradi, ma quando ho lezione alla mattina, il vento della steppa ti tagl...

Happy Birthday, Karaganda

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80 anni e dimostrarli tutti! Almeno, per quanto riguarda gli edifici (che in realtà sarebbero anche più giovani, ma va beh...) Karaganda mostra i segni dell'età che avanza... Fondata dai sovietici come centro direzionale per campi di lavoro circostanti, ha festeggiato questo week-end, in occasione della "giornata del minatore" il suo ottantesimo compleanno con fuochi d'artificio, grandi bevute di vodka e il solito casino in Central Park. Solito, perchè fin quando c'è il sole i Karagandesi (?!?!) si divertono come pazzi a sfrecciare in bicicletta lungo le rive del lago, limonare selvaggiamente con la propria fidanzatina sulle panchine, consumare zucchero filato e rischiare vita e/o tetano sulle vecchie ed ancora funzionanti attrazioni del lunapark. La scuola, in particolare la mia nella sezione staccata di Stepnoy, stenta a partire, e la prima, solitaria lezione sarà solo giovedì. Benedizione dal cielo l'accoppiata internet (quasi) veloce e mondiali di ...

La prima impressione è (spesso) quella sbagliata

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Questa nella foto è la vista di cui posso godere (???) dal balcone di casa. Ma andiamo con ordine... La prima impressione: atterro alle 5 del mattino all'aeroporto di Astana, dove la DOS (Director of studies, in parole povere: il mio capo) Sam e l'autista Sergey mi attendono per scarrozzarmi le tre ore abbondanti fino alla ridente Karaganda. Sam è molto gentile e mi anticipa grande ospitalità da parte della scuola. Tutto mi sembra ottimo ma, sarà la stanchezza e un minimo di jet lag, sarà l'attimo di panico quando Sergey si stava addormentando mentre guidava a oltre 100km/h attraverso la steppa, non mi sento molto a mio agio. Karaganda viene anticipata dall'orrendo distretto industriale-metallurgico che sorge a una decina di km di distanza e se anche la città non centre proprio nulla con questo allucinante agglomerato di ferraglia e ciminiere, questa nuvolosa domenica mattina tutto mi sembra grigio e tetro. Quando Sergey si ferma in una stradina laterale quasi mi...

Transizioni

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Seduto nella lobby dell'aeroporto di San Pietroburgo scrivo questo breve aggiornamento. La settimana scarsa in Italia è stata caratterizzata dalle visite parenti/amici a ritmo serrato e da tanta acqua: un grigiore che mi ha fatto immediatamente sentire la mancanza del sole maltese. Rivedere gli amici in particolare, con la prospettiva di un lungo periodo di astinenza da cazzate, è stato bello ed emozionante, ma con una differenza sostanziale dai precedenti addii. La parola che più mi sembra possa descrivere questo mio stato d'animo è: consapevolezza. La partenza non è più vista come un momento straordinario e estemporaneo, un unicum che nasconde chissà quale incertezza del futuro. Ora è un momento inevitabile ma ormai consolidato. Una parte della vita che, lo sento, diventerà sempre più comune. E la cosa mi piace. A Malpensa ho conosciuto due ragazze italiane in partenza per una vacanza in Russia e, caso dei casi, erano pure le mie vicine di sedile. Arrivato in Russia h...

Ultima fermata: paradiso

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Le ultime settimane scorrono lisce e piacevoli, e il ritmo ormai consolidato scuola-spiaggia-serata viene solo temporaneamente macchiato dalle performance del nuovo, irritantissimo coinquilino francese. Mi trovo benissimo a scuola e mi sento apprezzato per il mio lavoro, cosa mai successa in vita mia, costruisco relazioni importanti con alcuni colleghi e con uno di questi in particolare affronto il tema dei rapporti umani in classe. John è un signore scozzese di mezz'età, e come tutti gli scozzesi che abbia mai incontrato è duro fuori (al primo impatto) ma incredibilmente aperto ed amichevole una volta rotto il guscio. Se dai tanto alla tua classe, se ti apri e condividi la tua vita e le tue esperienze, allora anche loro ti daranno tanto e l'esperienza sarà unica ed intensa come poche. Piccolo problema: questo approccio ti rende incredibilmente vulnerabile, ed ogni addio vuol dire perdere un pezzo di te stesso. Ne vale la pena? Con John e l'irlandese Daniel formo u...

Le campane ad ogni ora

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I Maltesi vanno pazzi per i fuochi d'artificio. Tutte le sere dal tetto di casa posso osservarli a 360° sparati da ogni paesino dove si combatte una battaglia a chi li fa più luminosi e rumorosi. E fin qui, ok, niente di male. Ma, mi chiedo io, dove sta il senso nello sparare i fuochi d'artificio alla mattina? O nel primo pomeriggio? Incuranti della luce abbagliante che rende impossibile vedere anche le scintille più luminose i maltesi si esaltano con i botti a più non posso. In un paese in cui il consumo di alcool è massiccio e la vita notturna è pompata al massimo (i party in discoteca o sulla spiaggia non si contano) tutto mi aspetterei tranne l'assoluta mancanza di controlli per gli automobilisti che, dopo una bella bevuta si lanciano a velocità folli per le stradine dell'isola. C'è inoltre un'ambivalenza tutta particolare tra le ancora radicate tradizioni famigliari e religiose e l'apparenza lasciva delle ragazze giovanissime mezzenude e la tamar...

La vita continua, anche a Malta

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La mia vita riprende senza particolari sussulti dopo la visita degli amici da casa. Il lavoro mi da molte soddisfazioni, gli studenti mi danno tantissimo in termini di crescita personale, mi diverto, guadagno poco (ma questo già si sapeva) e anche se la giornata è dura assume tutto un altro aspetto quando alle 5 sei in acqua a nuotare. A meno che... non ti becchi una bella medusa. Non avevo mai sperimentato l'esperienza prima di venire qui a Malta, mentre ora sono già a quota 4. pronto, vita? ci sei? grazie di avermi fatto provare, ma ora ne ho abbastanza, grazie. La casa per una brevissima settimana assume sembianze insperate: il più puzzone e sudicio dei francesi se ne va, e come per magia tutti riacquistiamo l'energia per pulire tutto quasi tutti i giorni, e ci divertiamo pure, beandoci della limpidezza di sanitari e pavimenti. Incantesimo che dura poco però: dopo una settimana infatti, un nuovo, ancor più giovane inquilino francese fa il suo ingresso nell'apparta...

Il sapore dell'amicizia

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Il week end inizia bene, con Franz che sbaglia la fermata del bus, ma con un po' di ritardo, eccoci finalmente al mare ad aggiornarci sugli eventi del paese natio, prima di una cena tipica a base di mezzo chilo di pasta, sugo pronto e birra Cisk dal tetto di casa. Segue quarto di finale di coppa del mondo tra Brasile e Colombia, dove Dani e Elena (+ il loro oste David) ci raggiungono per qualche drink e l'organizzazione della giornata successiva. Brunch al cafè Mint, sciroccata in autobus fino a Marsaxlokk, camminata tremenda sotto il sole cocente tra anici e capperi fino a St.Peter's Pool. Mare, tuffi e meduse infami fino al pomeriggio, poi ritorno e grigliatona sul tetto per accompagnare l'arrivo di Re Berbenni: l'arrivo a piedi dopo aver cambiato due taxi è la prima perla di un week-end epico. Nottata allucinante in balia delle zanzare, Berbenni knock-out decide di rimanere a casa a dormire qualche ora extra. Super sciroccata di autobus fino al terminal ...

Mela!

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Mela, come va? Mela, sai, mi hanno invitato a quella festa... Mela, cosa facciamo? "Mela" è l'intercalare preferito dei Maltesi. Lo usano per tutto (anche per rapide risposte) e il suono è udibile praticamente ovunque per l'isola. Mela, al lavoro inizio ad ingranare. Mi trovo sempre più a mio agio nel contesto di classe, gli studenti sembrano apprezzare e la direzione accademica pure, tanto da propormi un contratto a lungo termine con loro. Un anno a partire da settembre. "Mela, se mi raddoppiate lo stipendio ci penso". Ovviamente la mia proposta viene rifiutata ma rimane la loro disponibilità ad accogliermi a braccia aperte per la prossima estate. Ci penserò. Comincio a conoscere meglio i miei colleghi e alcuni studenti, a familiarizzare con i coinquilini, ad organizzare grigliate e cene sul tetto di casa, trovo un gruppo di invasati cestisti che si ritrovano ogni sabato pomeriggio per giocare e continuo la mia lenta e pigra esplorazione dell...

Una vita color crema

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Finalmente si inizia a lavorare: mi spetta di diritto una classe mattutina, da 3 ore, mentre il pomeriggio può variare a seconda delle necessità. La giornata tipo prevede la sveglia "forzata" alle 7 (il sole picchia direttamente sulle mie finestre senza tapparelle rendendo impossibile dormire fino a tardi), colazione e breve camminata fino a scuola, dove lavoro fino alle 3 di pomeriggio. Torno a casa, preparo le lezioni del giorno dopo e verso le 5 me ne vado a fare una nuotata, o una corsa sul lungomare. Le stradine di Sliema differiscono in maniera radicale dai grandi ecomostri del lungomare, mantenendo un carattere ancora antico. Le vecchie case maltesi come quella in cui abito hanno un fascino tutto particolare, con le facciate color crema e le coloratissime terrazze coperte, o i raffinati portoni dello stesso colore. Una sera mi unisco a tre russe per la visita all'antica capitale, Mdina e qui scopro una Malta completamente diversa. Silenziosa, antica, romanti...

L'arte di adattarsi

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Arrivo a Malta durante una comune, assolata e torrida mattinata di giugno, e mi insedio immediatamente in quello che sarà il mio appartamento per i prossimi due mesi. Lavorerò in una scuola di lingue a Sliema, sobborgo fighetto dell'isola dei cavalieri di San Giovanni, e alloggerò in una vecchia casa tipica maltese, dividendo l'ahimè salatissimo affitto con tre giovincelli francesi. E' il momento di adattarsi: alla vita comunitaria con ragazzi di vent'anni poco propensi all'igiene e all'ordine, ma anche di mandar giù il boccone amaro: so che sto strapagando la stanza, ma non posso farci niente perché in questa stagione a Malta i prezzi schizzano alle stelle. Tempo di adattarsi. Alla calura (anche se meno pronunciata di quanto mi aspettassi) con l'aiuto del sorprendente sistema di climatizzazione naturale della casa, alle zanzare aggressive e fameliche, all'accento buffo dei maltesi (un mix di siciliano, nord-africano e inglese) e alla loro rumoros...

Ritorno allo zaino

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680 giorni. 680 giorni fa richiudevo la porta dietro di me e svuotavo lo zaino. Un'enormità. Che cosa è successo nel frattempo? Ho imparato a curare un orto, a fare la mia birra personale, ho letto qualche libro (sempre troppo pochi) ho fatto tanti km in bicicletta (2 viaggi in Svizzera), ho vissuto a Budapest e ho ottenuto il CELTA (certificato di abilitazione all'insegnamento della lingua inglese). Ho visto amici sposarsi, ho suonato con la band, ho pure scritto un libro "en passant", ho lavorato in un call center, ho denunciato il call center, mi sono fatto dare i danni dal call center. Ho visto tanti amici, vecchi e nuovi, alcuni mi sono venuti a trovare da ogni parte del mondo. Ho giocato a basket e provato il rugby, ho litigato con praticamente ogni persona che conosco per questioni legate alla politica, ho passato notti insonni a guardare serie TV o partite Nba. Così tanto è cambiato, e allo stesso tempo nulla è cambiato. Poco importa. Tutto si diss...