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Visualizzazione dei post da maggio, 2012

Cambiamenti

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Frustrato, esausto, nervoso. Era da oltre un anno e dall'odissea per uscire dal Vietnam che non mi sentivo cosi' ansioso di superare un confine. Certo i 3 giorni che impiego per entrare in Ecuador non sono paragonabili alla settimana di passione durante il capodanno cinese 2011 ma hanno definitivamente abbassato la mia considerazione del Peru e dei peruviani di parecchio. Levatacce alle 4, contrattazioni esasperate, tentativi continui di fregarmi, strade dissestate, buche, fango, attese interminabili e corse in minibus infinite, maleducazione, centinaia di bottiglie di plastica gettate dai finestrini a bordo strada e, sopra tutto, il ritmo incalzante della terrificante cumbia peruviana che entra di prepotenza nella mia personale shit parade inchinandosi solo di fronte all'inarrivabile liscio birmano e alle litanie tajike (la colonna sonora ideale di chi si fara' saltare in aria in un mercato ma ancora non lo sa. Per chiudere in bellezza, dopo un'ultima corsa ...

Addio Pacifico

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L'avevo conosciuto ad Auckland, ed era stato con me per tutto il soggiorno in Nuova Zelanda, calmo ed accogliente a Tauranga e fragoroso e inquieto a Napier. Mi ci ero immerso in Polinesia e ho tentato con scarsi risultati di domarlo su di una tavola in Chile. Non potevo farmi sfuggire l'occasione di salutare per l'ultima volta l'oceano Pacifico e sono quindi andato a trascorrere un paio di giorni a Huanchaco, roccaforte surfista del Peru', di questi tempi piuttosto deserta, essendo la stagione terminata ad aprile. Non che mi faccia molta differenza, anzi... colazione in uno spettacolare caffe' ¨organico¨ a base di frutta tropicale, letture sulla spiaggia semideserta, pesce fritto la sera e un' ultima, epica surfata al tramonto*. Chissa' se e quando tornero' a bagnarmici i piedi nell'acqua gelida, ad ammirarne le onde e le coste selvagge. C'e' ancora qualcosa da esplorare nel mio vagabondare peruviano, la coloratissima Trujillo ...

Solo io e il Peru'

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Se l'andata era stata avventurosa, il ritorno a Cuzco non e' stato certo esente da sorprese ed inconvenienti, a partire dal fatto che era il 1o maggio, dia del trabajador e che i trasporti erano meno frequenti del solito. In un modo o nell'altro comunque faccio ritorno alla mia casa sulla collina di San Blas. Rinfrancato dal ritorno di una delle poche certezze della vita (il Labour day in New Zealand era assurdamente il 18 di ottobre) mi godo gli ultimi tre giorni di tranquillita' prima del ruvido peregrinare che mi portera' a Lima attraverso la cordigliera andina centrale, tra passi altissimi di montagna infestati dai terroristi del Sendero Luminoso, narcotrafficanti e briganti di ogni genere. Ero inizialmente orientato a seguire la via della costa, passando per Nazca e Ica, ma sono oggettivamente stanco di certe presenze attorno a me ed ho deciso che e' inutile lamentarmi se so benissimo dove certa gente va e mi ci infilo a tutto spiano. Allacciate le ci...

Ognuno ha le sue soddisfazioni

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Seguendo le orme di Gesu' - non il nazareno, bensi' il veronese (vedi post Casa Italia e Una birra con Gesu') - percorro la via alternativa a Macchu Pichu. Praticamente un giro del Peru': invece che un'oretta di treno da Ollantaytambo ci mettero' una giornata intera, ma ne varra' la pena sia economicamente che come divertimento. Primo step: prendere un autobus fino al paese di Santa Maria. Oltre al solito ritardo in partenza di oltre un'ora, l'autista e il suo assistente mi propongno un prezzo da pazzi: 20 soles! Ne ho spesi piu' o meno 5 per arrivare in qui da Cuzco... contratto ma loro sembrano non sentir ragioni. Ok, mi dico, saliamo e discutiamo strada facendo. Durante un pit stop per foratura parlo con altri passeggeri e, come da copione, vengo a sapere che il prezzo corretto sarebbe intorno ai 5 soles, cosa che faccio presente a meta' del viaggio quando il piccolo aiutante di babbo natale passa a incassare. Infuriati con me e con...

Maledetto guru!

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Lascio con un po' di malinconia Cuzco e la mia casa sulla collina, con le facce familiari del vecchio Alfredo e della premurosa Karin (i due lavoratori) e il sorriso arrogante del proprietario Lucho, la vista facendo colazione, la chitarra solo per me e il televisore con cui dividere le serate guardando le partite nba invece di socializzare nei bar. Mi ero abituato a questa vita da pseudo-nerd ma, barba lunga e zaino in spalla, e' venuto il momento di insinuarmi nel Valle Sagrado e di scoprirlo pian piano, muovendomi con i mezzi locali e venendo superato dai centinaia di minibus dei tour organizzati. Da Pisaq a Chinchero fino a Ollantaytambo per finire nella mitica citta' perduta degli Inca. A Pisaq, prima tappa, primi intoppi. Oltre ad una ricaduta della diarrea che mi ha afflitto a corrente alternata da quando sono entrato in Peru', il pomeriggio nuvoloni neri scaricano una quantita' impressionante d'acqua sul piccolo paesino, rinviando al giorno succe...