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Visualizzazione dei post da aprile, 2012

Al centro dell'impero

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Cuzco, alla base della valle sacra del rio Urubamba, e' il centro dell'archeologia del Sud America e del turismo peruviano: antica capitale del pur breve impero Inca e principale centro politico spagnolo sotto Pizarro, la citta' e' un concentrato di edifici europei costruiti sulle fondamenta precolombiane  ed e' circondata da rovine di centri cerimoniali che i bravi spagnoli, nella miglior tradizione europea, hanno smantellato pezzo dopo pezzo considerandoli comodi ed economici depositi di materiale da costruzione. Come a Roma infatti, le chiese e i palazzi cittadini sono stati edificati con le pietre dei santuari antichi. Alloggio per qualche giorno nel tranquillo quartiere di San Blas, su una collina con stupenda vista del centro storico. Pur dovendo slalomeggiare tra i procacciatori dei ristoranti e vecchie peruviane con lama al seguito che chiedono soldi per una foto, la differenza con altre zone della citta' e' enorme. Negozi di souvenir, bar, c...

Arequipa e il Cañon del Colca

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Nonostante non sia in grado di sostenere un lungo trasferimento in autobus, durante la notte realizzo che la convalescenza a Puno, 3800m slm, freddo, pioggia, albergo senza acqua calda e brutti ricordi nojn e' esattamente il massimo della vita. Memore degli insegnamenti del buon vecchio Ippocrate, che credeva che rimuovere il malato dall'ambiente in cui aveva contratto la malattia fosse parte integrante della cura (o almeno cosi' mi sembra di ricordare) mi dirigo completamente a digiuno ad Arequipa, seconda citta' del Peru', 6 ore di bus, 1500 metri in meno di altitudine e un universo distante da Puno. Arequipa mi riconcilia con il paese e si rivela una gran scelta per ricaricare le batterie. Il clima e' ideale, attorno ai 25 gradi, la citta' e' bella e pulita, quasi europea (non ci sono persone vestite con abiti tradizionali), posso farmi da mangiare da solo nella cucina dell'ostello con la spesa fata al moderno supermercato e godermi i Bo...

Peru': poteva iniziare peggio?

Sentendomi un po' meglio decido di lasciare la Bolivia e una Copacabana flagellata dal maltempo dove addirittura nevica in paese durante la notte. I ripidi pendii della costa boliviana lasciano presto il posto agli alluvionati e piatti campi coltivati a quinoa e alle risaie della controparte peruviana. I sobborghi di Puno, la piu' grande citta' sulle sponde del lago Titicaca, finiscono diritti in cima alla classifica dei posti piu' degradati che abbia visto in Sudamerica e contrastano palesemente con la plaza de armas e le due vie pedonali del centro: strade sporche inondate da liquame e umanita' varia in cerca di vendere quattro patate da una parte, pulizia e fighetteria varia dall'altra. E' questa la mia introduzione al Peru', decisamente meno poverta'  egualitaria della Bolivia, con ampi contrasti tra ricchi e poveri. Ed eccoci all'origine (o concausa, in questi casi non si puo' essere mai sicuri al 100%) di quella che si rivelera'...

Febbre andina

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Rimanendo a considerevole altitudine (3800 slm piu' o meno) raggiungo Copacabana, la localita' sul lago Titicaca alla quale i brasiliani si sono ispirati per dare il nome alla spiaggia piu' famosa del mondo. Qui la spiaggia e' bruttina e, da standard boliviani, ricoperta di spazzatura, pero' effettivamente un pochino Copacabana, messa li' tra tre montagne verdi e la costa, Rio de Janeiro la potrebbe anche ricordare... Visito l'antico osservatorio Inca, il santuario della vergine nera e ¨scalo¨ le vette locali con Arthur, in attesa che gli altri componenti del gruppo che quasi unn mese fa attraverso' l'altiplano ci raggiungano per una serata all'insegna di pesce alcool, musica e amicizia. Addio definitivo finalmente, con gli olandesi diretti a nord, Arthur nella gingla peruviana e le danesi su di un violo verso il Costarica. Con una sensazione non proprio bellissima allo stomaco e nella testa mi lancio all'esplorazione dell'Isla del...

Chuspi, Cholitas y Charrango

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Lascio Cochabamba su un comodo bus píeno di vecchi signori che hanno bisogno del mio aiuto per leggere il numero di sedile, e attraverso i soliti scenari da sogno raggiungo La Paz. Qui si torna in altura e la vista della citta' arrivando dal desolato quartiere de El Alto e' letteralmente mozzafiato. Il centro si sviluppa lungo un canyone ed e' l'agglomerato di case piu' pazzesco che abbia mai visto. Mi prende una sensazione di claustrofobia incredibile col traffico della sera,e  decido di spostarmi il mattino seguente nella piu' tranquilla Coroico. Quattro ore di bus lungo i precipizi che portano alla regione dello Yungas, un incrocio da manicomio tra le ande e la giungla, con valli ripidissime e vegetazione rigogliosa, fiori e temperature che qui, a soli 2000 metri si fanno piacevolissime. In citta' non c'e' molto da fare se non bighellonare in piazza e fare lunghe camminate nei dintorni, e qui oltre a ritrovare Arthur faccio la conoscenza...

Sogni e illusioni

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Il bloqueo (blocco stradale di protesta) finisce e posso partire verso Sucre. La vista dal finestrino dell'autobus inizia ad essere monotona tanto e' sempre, immancabilmente uno spettacolare dipinto di montagne colorate e precipizi, sulle pendici dei quali, sfidando le leggi della gravita', i campesinos locali coltivano di tutto. Arrivo a Sucre e come per magia ritorna il sereno. La capitale NON amministrativa della Bolivia e', a ragione, definita la citta' bianca: passati infatti i soliti sobborghi di case non finite (a quanto pare qui' quasi tutti si fermano al 98% della costruzione perche' l'ICI locale si paga solo a casa ultimata) il centro in una giornata di sole abbaglia. Tutti gli edifici, case o chiese, mercati o gendarmerie che siano, vengono ridipinti di un bianco immacolato ogni 6 mesi. Se non fossi un appassionato del casino irreale di Valparaiso questa sarebbe a mani basse la citta' piu' bella in Sudamerica fin'ora. E'...

La montagna che mangia gli uomini

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Il 23 marzo in Bolivia e' il ¨dia del mar¨, il giorno in cui si ricorda la perdita della parte di territorio affacciata sull'oceano nella ¨guerra del pacifico¨ avantaggio del Cile. Ad Uyuni, fanfare e una piccola banda militare distraggono per una mezz'oretta dallo shopping per le bancarelle della fiera. Faccio i primi incontri boliviani, chiacchierando con un insegnante d'inglese in pensione e mettendo in mostra le mie qualita' cestistiche con due dodicenni: bastano 30 secondi a queste altitudini per farmi venire il fiatone e scatenare l'ilarita' delle mie due avveersarie che continuano a correre fresche come rose. Le sei ore di bus fino a Potosi passano in fretta, tra paesaggi incredibili e storie di ordinaria follia raccontate da Arthur. La prima cosa che si nota e' il protagonista delle fortune e delle tragedie di questa citta': il Cerro Rico, la montagna d'argento, una rossa signora gravida che domina la sottostante Potosi. La citt...