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Visualizzazione dei post da 2012

Il Ring of Gullion

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"E' una curiosita' geologica che ha fatto scorrere fiumi d'inchiostro e ha provocato molto stupore, tanto e' complesso il meccanismo della sua formazione. Si tratta di un anello di diversi chilometri di diametro, con lo Slieve Gullion al centro. Vi evitiamo le teorie contamporanee per arrivare direttamente all'essenziale: e' strano e bello!" dalla guida Routard - Irlanda 2004 Quando con i buoni Stefano, HErman e Nava giravo in tondo alla ricerca del Ring of Gullion non immaginavo certo che quel frustrante pomeriggioavrebbe fornito in futuro un indizio, una traccia per capire meglio cosa siamo e cosa cerchiamo. La molla (e i collegamenti relativi) e' scattata su di un autobus da qualche parte in Patagonia, col cielo rosa da ammirare dall'ampia vetrata. E' la ricerca della felicita'. Piu' la cerchi e piu' ti sfugge, pou' cerchi di vederlo e piu' scompare. E la cosa divertente e' che se anche ci sei in mez...

Ritornare

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Tutte le persone che ho conosciuto, tutti i volti che mi hanno sorriso, le esperienze condivise, i tramonti, le gambe che mi hanno abbracciato, i chilometri, la polvere, il mare, tutte le onde, le rughe delle vecchie, le lacrime, la solitudine, tutte le fotografie, i ricordi, le emozioni. Come dare un senso a tutto questo? Sono a Bogota a scrivere queste righe, dalla terrazza per godermi l'ultimo tramonto. Non importa quanto ci provi, non riesco a fare stare tutto dentro. Sono gli ultimi istanti. Da qui in poi tutto e' veloce, sterile, mi passa davanti agli occhi come in un film in cui io non sono il protaonista. Il mancato concerto di Santiago Cruz, il superbus fino a Cali, le canne da zucchero, i controlli antidroga all'aeroporto, lo scalo a Madrid e l'atterraggio ad Orio al Serio. La strada verso case e poi un respiro profondo prima di suonare il campanello. Il cancello si apre. Faccio un passo, lo richiudo dietro di me. Il cerchio attorno al mondo e' c...

Cafe' Colombia

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Quando mi sveglio, alle prime luci dell'alba, il paesaggio che vedo fuori dal finestrino e' radicalmente diverso: verdi colline e bianche villette, la strada a due corsie si snoda nelle valli e raggiunge dopo poco la grande citta' di Medellin. Nota sulla ¨fauna¨ locale: -sei in Colombia -nella citta' piu' fighetta del paese -a pochi giorni dalla settimana internazionale della moda non aggiungo altro. Famosa in passato per essere una delle citta' piu' pericolose del mondo, centro del principale cartello di trafficanti di cocaina e governata di fatto dal signore della droga Pablo Escobar, Medellin e' ora una grande citta', ricca, moderna, verde ed estremamente vivibile, con una supermetropolitana, grandi viali alberati, km di piste ciclabili, complessi sportivi pubblici ed enormi centri commerciali. A breve, oltre alla settimana della moda si svolgera' (per il piacere del tamarro medio colombiano) il Gran premio di GT500, e per questo L...

Caraibi 2.0

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La permanenza sulla costa caraibica continua. La polvere lascia spazio alla foresta vergine, le tuniche colorate degli Wayuu a quelle bianche dei Tayrona. A Palomino trovo uno spiaggione infinito battuto dai pellicani e onde da far paura, mentre pochi km piu' a ovest entro al parco Tayrona. E qui si trovano le spiagge sognate da tempo, sabbia bianca, palme e enormi, curiose formazioni rocciose. Si dorme su amache, si mangiano cocco e mango caduti dalle piante, si prende il sole, si legge, si pensa tanto. Molti a come rintracciare del fumo, io a quello che e' stato e a quello che sara'. Sto solo molto tempo, forse mai come qui in Sud America, ma poi penso che anche in Nuova Zelanda e Asia non e' che fossi mister socializzazione. E poi penso ad Arthur, Pablo, Gesu' e il pollo di gomma, Bea e Gio', Cynthia e Linn, Virginia. Pochi ma buoni, veri. E allora, con la chitarra del vicino di amaca mi piazzo sulla spiaggia e gli accordi fluiscono soavi, nonosta...

Wayuu Land

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Pochi km fuori Maracaibo, la citta' piu' brutta e invivibile in cui abbia mai messo piede, il calore rimane forte e la strada si fa sempre meno trafficata, meno curata, fino a diventare dominata dale buche nell'asfalto che sembra vecchio di decenni.La Chevy Nova del ´78 su cui viaggio non ha finestrini e l'aria calda entra senza tregua da nord come da un gigante asciugacapelli. Passiamo villaggi degradati, capanne di fortuna costruite tra cumuli di spazzatura, le piante con sacchetti di plastica multicolor al posto dei fiori. Sono i territori degli indigeni Wayuu, unica minoranza etnica sopravvissuta in Venezuela, popolo semi-nomade che non conosce confini e si muove non senza difficolta' tra queste zone e l'arida penisola de La Guajira in Colombia. Non faccio in tempo ad estrarre la macchina fotografica che l'autista e il resto dell'equipaggio mi avvertono di nasconderla subito. Questa e' ¨Zona Roja¨, area di confine in tutti i sensi, tra i ...

Mezza delusione

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L'enorme murales poco dopo il ponte internazionale avverte che il Venezuela e' terra di grandi conquiste. Pur non mettendo in discussione le potenzialita' delle riforme sociali del presidente Chavez, per me il Venezuela si e' rivelato terra di grandi delusioni. Per una serie di motivi, iniziando dal fattore monetario: tutto e' clamorosamente "overpriced". Quasi non ci credo camminando per le strade polverose di ElPlayon. L'opzione piu' economica e' una piccola guesthouse dall'aria trasandata e sporca con un cigolante ventilatore in camera. Prezzo per notte: oltre 20 euro. E' la sistemazione piu' cara che abbia mai pagato in questi due anni di vagabondaggio (anche perche' camere singole non esistono e se sei solo paghi per due). Per non parlare del cibo, pessimo e caro, che mi porta ad acuistare pane, tonno e pomodori come dieta quotidiana. La vicina spiaggia di Bahia Cata quantomeno mi tira su il morale per un pomeriggio...

La strada lungo il fiume

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Ogni volta che ricevo una brutta notizia, la morte di una persona conosciuta, di un parente, mi attraversano sensazioni contrastanti. Sto, stiamo, entrando in una fase della nostra vita in cui, tra le altre cose (costruirsi un futuro, aprirsi nuove strade nel mondo, lasciare la vita fanciullesca a cui eravamo abituati) le partenze delle persone care e non solo di quelle piu' anziane saranno sempre piu' frequenti. Il contrasto dentro di me e' dettato piu' che altro da un certo senso di colpa, di inadeguatezza per quello che ¨dovrei sentire¨: tristezza, angoscia, disperazione... quando cio' a cui veramente penso e' alla visione d'insieme, alla inevitabilita' della morte e alla sua complementarieta' con la vita stessa. Proseguendo la mia strada verso nord, attraverso Villa de Leyva, un paese tutto bianco che potrebe fare da sfondo ad un film di Zorro, e seguendo il corso del fiume Fonce mi stanzio per una settimana a San Gil. I lavori stradali s...

Ciccio ciccio!

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Mi sarei aspettato di tutto ma non certo che la piovosa Bogota fosse una citta' cosi' dinamica e progressista. Non ho mai visto tante librerie e biblioteche, gli studenti sono ovunque, gli spazi per i ciclisti non sono sufficienti e allora tutti i venerdi' sera e le domeniche le strade del centro chiudono alle auto; una moltitudine di musei e mostre (tutti gratuiti), concerti dal piccolo bar allo stadio, eventi teatrali dal corner stile 'Hyde park' fino all'opera. Bersi un caffe' tra la visita al museo dell'oro (32.000 pezzi, il piu' grande del mondo) e la salita al cerro di Monserrat con vista mozzafiato sulla citta', bersene un altro tra un Picasso e un Matisse e la ciccia ciccionissima della collezione Botero: Tutto e' ciccione! Le persone, la frutta, gli animali, le case! Ciccia ovunque! E ancora, caffe' la mattina al mio alloggio, un'altra `casa sulla collina` gestita da persone splendide e, prima notte a parte (un maledu...

Una semana surcolombiana

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Le aspre valli ecuadoriane lasciano presto il posto alle piu' dolci colline della Colombia del sud. Tra le persone con cui non vorrei mai dividere un lungo trasferimento in autobus c'e' l'australiana Tracy, che gia in Bolivia mi aveva deliziato col suo tono di voce e quella capacita' innata di parlare per ore, senza bisogno di rifiatare. Non sto a dirvi chi mi fa la sorpresa di salire sul mio stesso autobus ad Ibarra... Le prime 6 ore sono interminabili, poi, come per magia, inizio a godermi la strada, complici il paesaggio e Tracy che in preda ai crampi mascellari per il troppo parlare decide chee' meglio immergersi in un libro e lasciar riposare il mio martoriato orecchio sinistro. Tre mesi di cultura andina possono bastare ed e' quindi benvenuto questo cambiamento d'aria, la vegetazione tropicale, il caldo, le signore dalla pelle nera che vendono fette di anguria e mango a bordo strada, i carretti trainati da cavalli della campagna colombian...

Torno a testa in su

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Me ne torno a Baños con la canadese Cynthia e la mezza-pazza famiglia olandese per un'ultima dose di nuvole, mountain bike e bagni caldi prima di muovermi verso Quito dove ho appuntamento con Virginia e ¨Hermano Miguel¨ Christian, conosciuti oltre tre mesi fa ad El Bolson, in Argentina. Quito e' decisamente la piu' pulita, verde e vivibile delle capitali sudamericane. Il centro storico e' bellissimo, la iglesia della Compañia de Jesus e' il top del barocco americano e uno dei migliori del mondo, la capilla del hombre del pittore Guayasimil fantastica e il quartiere di Mariscal forse il piu' alto concentrato quantitativo e qualitativo di vita notturna che abbia mai visto. Senza rendermene conto pero', in una banalissima domenica pomeriggio, rischio seriamente il primo incontro ravvicinato con la malavita. A meta' strada verso la collina del Panecillo, solo pochi centinaia di metri dal centro, vengo fermato da una signora che mi avverte di non prose...

Vivere tra le nuvole

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Vanno,vengono  ogni tanto si fermano  e quando si fermano  sono nere come il corvo  sembra che ti guardano con malocchio  Certe volte sono bianche  e corrono  e prendono la forma dell'airone  o della pecora  o di qualche altra bestia  ma questo lo vedono meglio i bambini  che giocano a corrergli dietro per tanti metri  Certe volte ti avvisano con rumore  prima di arrivare  e la terra si trema  e gli animali si stanno zitti  certe volte ti avvisano con rumore  Vanno, vengono, ritornano  e magari si fermano tanti giorni  che non vedi più il sole e le stelle  e ti sembra di non conoscere più  il posto dove stai  Vanno, vengono  per una vera, mille sono finte  e si mettono li tra noi e il cielo  per lasciarci soltanto una voglia di pioggia . Avere la testa tra le nuvole, sognare ad occhi aperti, rimanere incantati ed estranei alla realta' e...

Non e' un paese per nuotatori

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Il mio vagabondare per l'Ecuador continua senza infamie e senza lodi. Il paese tranquillo, le persone ospitali e l'aria ovunque rilassata quanto rarefatta (spesso e volentieri abbondantemente sopra i 3000m) conbinano per un pigro spostarsi da una cittadina all'altra. Dopo Vilcabamba, Saraguro con i suoi Saraguros, gli indigeni con curiosi abiti e le lunghe trecce. Cuenca, citta' bellissima e dalla grande atmosfera che entra nel novero delle poche localita' in Sudamerica in cui potrei seriamente vivere a lungo, camminando all'ombra delle azzurre cupole. Alausi e il treno della Nariz del diablo, l'attrazione piu' sopravvalutata delle ande, cantare gli U2 al karaoke e Lin, frangetta coreana davanti e dreadlocks dietro. Riobamba, le strade vuote la domenica pomeriggio, l'arena dei tori e mille ristoranti cinesi. Guaranda e Ambato sulla strada per Baños, dove camminate, l'ascesa allo sbuffante vulcano Tungurauha e discese in bicicletta lu...

Cambiamenti

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Frustrato, esausto, nervoso. Era da oltre un anno e dall'odissea per uscire dal Vietnam che non mi sentivo cosi' ansioso di superare un confine. Certo i 3 giorni che impiego per entrare in Ecuador non sono paragonabili alla settimana di passione durante il capodanno cinese 2011 ma hanno definitivamente abbassato la mia considerazione del Peru e dei peruviani di parecchio. Levatacce alle 4, contrattazioni esasperate, tentativi continui di fregarmi, strade dissestate, buche, fango, attese interminabili e corse in minibus infinite, maleducazione, centinaia di bottiglie di plastica gettate dai finestrini a bordo strada e, sopra tutto, il ritmo incalzante della terrificante cumbia peruviana che entra di prepotenza nella mia personale shit parade inchinandosi solo di fronte all'inarrivabile liscio birmano e alle litanie tajike (la colonna sonora ideale di chi si fara' saltare in aria in un mercato ma ancora non lo sa. Per chiudere in bellezza, dopo un'ultima corsa ...

Addio Pacifico

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L'avevo conosciuto ad Auckland, ed era stato con me per tutto il soggiorno in Nuova Zelanda, calmo ed accogliente a Tauranga e fragoroso e inquieto a Napier. Mi ci ero immerso in Polinesia e ho tentato con scarsi risultati di domarlo su di una tavola in Chile. Non potevo farmi sfuggire l'occasione di salutare per l'ultima volta l'oceano Pacifico e sono quindi andato a trascorrere un paio di giorni a Huanchaco, roccaforte surfista del Peru', di questi tempi piuttosto deserta, essendo la stagione terminata ad aprile. Non che mi faccia molta differenza, anzi... colazione in uno spettacolare caffe' ¨organico¨ a base di frutta tropicale, letture sulla spiaggia semideserta, pesce fritto la sera e un' ultima, epica surfata al tramonto*. Chissa' se e quando tornero' a bagnarmici i piedi nell'acqua gelida, ad ammirarne le onde e le coste selvagge. C'e' ancora qualcosa da esplorare nel mio vagabondare peruviano, la coloratissima Trujillo ...

Solo io e il Peru'

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Se l'andata era stata avventurosa, il ritorno a Cuzco non e' stato certo esente da sorprese ed inconvenienti, a partire dal fatto che era il 1o maggio, dia del trabajador e che i trasporti erano meno frequenti del solito. In un modo o nell'altro comunque faccio ritorno alla mia casa sulla collina di San Blas. Rinfrancato dal ritorno di una delle poche certezze della vita (il Labour day in New Zealand era assurdamente il 18 di ottobre) mi godo gli ultimi tre giorni di tranquillita' prima del ruvido peregrinare che mi portera' a Lima attraverso la cordigliera andina centrale, tra passi altissimi di montagna infestati dai terroristi del Sendero Luminoso, narcotrafficanti e briganti di ogni genere. Ero inizialmente orientato a seguire la via della costa, passando per Nazca e Ica, ma sono oggettivamente stanco di certe presenze attorno a me ed ho deciso che e' inutile lamentarmi se so benissimo dove certa gente va e mi ci infilo a tutto spiano. Allacciate le ci...

Ognuno ha le sue soddisfazioni

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Seguendo le orme di Gesu' - non il nazareno, bensi' il veronese (vedi post Casa Italia e Una birra con Gesu') - percorro la via alternativa a Macchu Pichu. Praticamente un giro del Peru': invece che un'oretta di treno da Ollantaytambo ci mettero' una giornata intera, ma ne varra' la pena sia economicamente che come divertimento. Primo step: prendere un autobus fino al paese di Santa Maria. Oltre al solito ritardo in partenza di oltre un'ora, l'autista e il suo assistente mi propongno un prezzo da pazzi: 20 soles! Ne ho spesi piu' o meno 5 per arrivare in qui da Cuzco... contratto ma loro sembrano non sentir ragioni. Ok, mi dico, saliamo e discutiamo strada facendo. Durante un pit stop per foratura parlo con altri passeggeri e, come da copione, vengo a sapere che il prezzo corretto sarebbe intorno ai 5 soles, cosa che faccio presente a meta' del viaggio quando il piccolo aiutante di babbo natale passa a incassare. Infuriati con me e con...

Maledetto guru!

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Lascio con un po' di malinconia Cuzco e la mia casa sulla collina, con le facce familiari del vecchio Alfredo e della premurosa Karin (i due lavoratori) e il sorriso arrogante del proprietario Lucho, la vista facendo colazione, la chitarra solo per me e il televisore con cui dividere le serate guardando le partite nba invece di socializzare nei bar. Mi ero abituato a questa vita da pseudo-nerd ma, barba lunga e zaino in spalla, e' venuto il momento di insinuarmi nel Valle Sagrado e di scoprirlo pian piano, muovendomi con i mezzi locali e venendo superato dai centinaia di minibus dei tour organizzati. Da Pisaq a Chinchero fino a Ollantaytambo per finire nella mitica citta' perduta degli Inca. A Pisaq, prima tappa, primi intoppi. Oltre ad una ricaduta della diarrea che mi ha afflitto a corrente alternata da quando sono entrato in Peru', il pomeriggio nuvoloni neri scaricano una quantita' impressionante d'acqua sul piccolo paesino, rinviando al giorno succe...

Al centro dell'impero

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Cuzco, alla base della valle sacra del rio Urubamba, e' il centro dell'archeologia del Sud America e del turismo peruviano: antica capitale del pur breve impero Inca e principale centro politico spagnolo sotto Pizarro, la citta' e' un concentrato di edifici europei costruiti sulle fondamenta precolombiane  ed e' circondata da rovine di centri cerimoniali che i bravi spagnoli, nella miglior tradizione europea, hanno smantellato pezzo dopo pezzo considerandoli comodi ed economici depositi di materiale da costruzione. Come a Roma infatti, le chiese e i palazzi cittadini sono stati edificati con le pietre dei santuari antichi. Alloggio per qualche giorno nel tranquillo quartiere di San Blas, su una collina con stupenda vista del centro storico. Pur dovendo slalomeggiare tra i procacciatori dei ristoranti e vecchie peruviane con lama al seguito che chiedono soldi per una foto, la differenza con altre zone della citta' e' enorme. Negozi di souvenir, bar, c...

Arequipa e il Cañon del Colca

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Nonostante non sia in grado di sostenere un lungo trasferimento in autobus, durante la notte realizzo che la convalescenza a Puno, 3800m slm, freddo, pioggia, albergo senza acqua calda e brutti ricordi nojn e' esattamente il massimo della vita. Memore degli insegnamenti del buon vecchio Ippocrate, che credeva che rimuovere il malato dall'ambiente in cui aveva contratto la malattia fosse parte integrante della cura (o almeno cosi' mi sembra di ricordare) mi dirigo completamente a digiuno ad Arequipa, seconda citta' del Peru', 6 ore di bus, 1500 metri in meno di altitudine e un universo distante da Puno. Arequipa mi riconcilia con il paese e si rivela una gran scelta per ricaricare le batterie. Il clima e' ideale, attorno ai 25 gradi, la citta' e' bella e pulita, quasi europea (non ci sono persone vestite con abiti tradizionali), posso farmi da mangiare da solo nella cucina dell'ostello con la spesa fata al moderno supermercato e godermi i Bo...

Peru': poteva iniziare peggio?

Sentendomi un po' meglio decido di lasciare la Bolivia e una Copacabana flagellata dal maltempo dove addirittura nevica in paese durante la notte. I ripidi pendii della costa boliviana lasciano presto il posto agli alluvionati e piatti campi coltivati a quinoa e alle risaie della controparte peruviana. I sobborghi di Puno, la piu' grande citta' sulle sponde del lago Titicaca, finiscono diritti in cima alla classifica dei posti piu' degradati che abbia visto in Sudamerica e contrastano palesemente con la plaza de armas e le due vie pedonali del centro: strade sporche inondate da liquame e umanita' varia in cerca di vendere quattro patate da una parte, pulizia e fighetteria varia dall'altra. E' questa la mia introduzione al Peru', decisamente meno poverta'  egualitaria della Bolivia, con ampi contrasti tra ricchi e poveri. Ed eccoci all'origine (o concausa, in questi casi non si puo' essere mai sicuri al 100%) di quella che si rivelera'...

Febbre andina

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Rimanendo a considerevole altitudine (3800 slm piu' o meno) raggiungo Copacabana, la localita' sul lago Titicaca alla quale i brasiliani si sono ispirati per dare il nome alla spiaggia piu' famosa del mondo. Qui la spiaggia e' bruttina e, da standard boliviani, ricoperta di spazzatura, pero' effettivamente un pochino Copacabana, messa li' tra tre montagne verdi e la costa, Rio de Janeiro la potrebbe anche ricordare... Visito l'antico osservatorio Inca, il santuario della vergine nera e ¨scalo¨ le vette locali con Arthur, in attesa che gli altri componenti del gruppo che quasi unn mese fa attraverso' l'altiplano ci raggiungano per una serata all'insegna di pesce alcool, musica e amicizia. Addio definitivo finalmente, con gli olandesi diretti a nord, Arthur nella gingla peruviana e le danesi su di un violo verso il Costarica. Con una sensazione non proprio bellissima allo stomaco e nella testa mi lancio all'esplorazione dell'Isla del...

Chuspi, Cholitas y Charrango

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Lascio Cochabamba su un comodo bus píeno di vecchi signori che hanno bisogno del mio aiuto per leggere il numero di sedile, e attraverso i soliti scenari da sogno raggiungo La Paz. Qui si torna in altura e la vista della citta' arrivando dal desolato quartiere de El Alto e' letteralmente mozzafiato. Il centro si sviluppa lungo un canyone ed e' l'agglomerato di case piu' pazzesco che abbia mai visto. Mi prende una sensazione di claustrofobia incredibile col traffico della sera,e  decido di spostarmi il mattino seguente nella piu' tranquilla Coroico. Quattro ore di bus lungo i precipizi che portano alla regione dello Yungas, un incrocio da manicomio tra le ande e la giungla, con valli ripidissime e vegetazione rigogliosa, fiori e temperature che qui, a soli 2000 metri si fanno piacevolissime. In citta' non c'e' molto da fare se non bighellonare in piazza e fare lunghe camminate nei dintorni, e qui oltre a ritrovare Arthur faccio la conoscenza...

Sogni e illusioni

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Il bloqueo (blocco stradale di protesta) finisce e posso partire verso Sucre. La vista dal finestrino dell'autobus inizia ad essere monotona tanto e' sempre, immancabilmente uno spettacolare dipinto di montagne colorate e precipizi, sulle pendici dei quali, sfidando le leggi della gravita', i campesinos locali coltivano di tutto. Arrivo a Sucre e come per magia ritorna il sereno. La capitale NON amministrativa della Bolivia e', a ragione, definita la citta' bianca: passati infatti i soliti sobborghi di case non finite (a quanto pare qui' quasi tutti si fermano al 98% della costruzione perche' l'ICI locale si paga solo a casa ultimata) il centro in una giornata di sole abbaglia. Tutti gli edifici, case o chiese, mercati o gendarmerie che siano, vengono ridipinti di un bianco immacolato ogni 6 mesi. Se non fossi un appassionato del casino irreale di Valparaiso questa sarebbe a mani basse la citta' piu' bella in Sudamerica fin'ora. E'...

La montagna che mangia gli uomini

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Il 23 marzo in Bolivia e' il ¨dia del mar¨, il giorno in cui si ricorda la perdita della parte di territorio affacciata sull'oceano nella ¨guerra del pacifico¨ avantaggio del Cile. Ad Uyuni, fanfare e una piccola banda militare distraggono per una mezz'oretta dallo shopping per le bancarelle della fiera. Faccio i primi incontri boliviani, chiacchierando con un insegnante d'inglese in pensione e mettendo in mostra le mie qualita' cestistiche con due dodicenni: bastano 30 secondi a queste altitudini per farmi venire il fiatone e scatenare l'ilarita' delle mie due avveersarie che continuano a correre fresche come rose. Le sei ore di bus fino a Potosi passano in fretta, tra paesaggi incredibili e storie di ordinaria follia raccontate da Arthur. La prima cosa che si nota e' il protagonista delle fortune e delle tragedie di questa citta': il Cerro Rico, la montagna d'argento, una rossa signora gravida che domina la sottostante Potosi. La citt...

Altiplanica

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Immensita'. A volte tanta grandezza non sembra possibile. Talmente impossibile da darti alla testa e farti perdere la ragione. Che poi la scienza lo spieghi con la mancanza d'ossigeno, la disidratazione o quant'altro. Da S. Pedro de Atacama mi unisco ad un gruppo organizzato, unico modo per raggiungere in 4x4 la citta' di Uyuni, Bolivia. Con me c'e' l'autista boliviano Alberto, la coppia olandese Tom-Amanda, l'inglese Arthur e le due danesi Barbara e Katerine. La fortuna e' dalla mia perche' un gruppo piu' affiatato difficilmente si sarebbe potuto trovare. Pronti, via ed e' subito mozzafiato: dai 2500 metri d'altitudine di S.Pedro si sale fino ai 5200 del posto di confine, l'ennesimo. Per me e' il numero 28. Da ora in poi e' tutta una successione di vette innevate, paesaggi alla Salvador Dali', lagune colorate, llamas, fenicotteri e lepri selvatiche. Dormiamo a 5500 metri, in un hospedaje, false friend che si...

Pedalando nel deserto

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Con l'aiuto prezioso della solita Mariana riesco con un giro intricatissimo di biglietti e coincidenze a non perdere il bus verso nord, destinazione Calama, 24 ore di viaggio. Una notte qui nella capitale mondiale del rame e' piu' che sufficiente e il mattino seguente sono gia' nell'oasi di San Pedro de atacama, cittadina fondata dai conquistadores che, guidati da Pedro de Valdivia, attraversarono il deserto piu' arido del mondo ed arrivarono decimati nella zona centrale del Chile a scontrarsi con i guerrieri indigeni Mapuche. San Pedro e' piccola, piena di alberghetti e agenzie turistiche, ristoranti e negozi di artigianato, ma mantiene il suo fascino da far west. E' la mia ultima destinazione in Chile, 4000km a nord e 46 giorni dopo Puerto Natales, emblema della straordinaria diversita' climatica di questo paese. Noleggio una bicicletta e pedalo per un pomeriggio nel deserto, in particolare nell'area nota come Valle della Luna. Can...

Viva la vida chilena (2a parte)

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Il WWOOF è un'organizzazione nata in Inghilterra nel 1971 che mette in contatto le fattorie biologiche con chi voglia, viaggiando, offrire il proprio aiuto in cambio di vitto e alloggio. I nsomma, non e' esattamente una fattoria biologica, anzi, e' un palazzone che non esiterei a definire un ecomostro sulla costa di Concon, ma la sostanza del mio stare da Pablo si puo' riassumere cosi'... Scherzo, ovvio, ma iniziando dal trasferimento della sua bicicletta da Viña a Concon, fino al cucinare 7 giorni su 7 a pranzo e a cena, diciamo che la mia permanenza sul divano di casa Hernandez Diaz me la sono guadagnata. Per recuperare dalle fatiche della biciclettata sulla costa mi godo il primo pomeriggio sisstando nella piscina condominiale, con vista mare, ammirando il tramonto e le forme di vita che popolano la spiaggia, pellicani, gabbiani e surfisti. Pablo vive qui infatti per una ragione e cioe' la spiaggia della boca, ¨no apta al baño¨ ma particolarmente ...