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Visualizzazione dei post da agosto, 2011

Le mie Fiji (seconda parte)

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Caqalai e' un'isoletta piccola piccola, per girarla tutta a piedi ci si impiega 10 minuti al massimo. E' di proprieta' della chiesa di Moturiki che gestisce il piccolo e semplice resort. Per 30 euro pensione completa mi godo questo paradiso per tre giorni di relax, snorkeling, qualche nuotata, cibo delizioso e kava la sera. La kava e' la bevanda tipica delle isole e si beve in cerchio seduti per terra, in una cerimonia che puo' durare tutta la sera, in cui si parla, si suona la chitarra e si beve questa sorta di "acqua sporca" prodotta filtrando la polvere pestata di una radici simile ad una patata. In tutta l'isola ci sono non piu' di 30 persone, inclusi i 10 dello staff, che preparano i pasti, puliscono le semplici capanne e fanno da trasportatori per-dall'isola (oltre che, cosa piu' importante, oziare per la maggior parte della giornata sull'amaca). L'atmosfera e' magica e vorrei stare qui' per mesi, ma dopo so...

Le mie Fiji (prima parte)

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Come molti occidentali, la mia idea dell'arcipelago delle Fiji viene principalmente da Hollywood. Ma a differenza della maggiorparte di loro, non sono attirato qui' dai paradisiaci atolli che hanno fatto da set per film quali "Cast Away" o "Blue Lagoon", bensi' dall'idea di liberta' che faceva salpare l'ingenuo Jim Carrey di "The Truman Show". Come lui infatti, sono partito senza avere chiaro in mente a cosa andavo incontro. La prima cosa che noto e' la differenza con Tonga. Tutto sembra avanzato, l'aeroporto internazionale di Nadi e' quanto di piu' diverso dalla striscia di asfalto di Tongatapu, le strade sono asfaltate e ci sono agenzie turistiche ovunque, chiaro segnale di quale sia il business n.1 da queste parti. Per iniziare mi sistemo al Bamboo Backpackers, posto economicissimo a 20 minuti di autobus da Nadi. E qui', guardandomi intorno, inizio a preoccuparmi e a chiedermi se ho fatto veramente ben...

Il sacro sud

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Il primo giorno non e' stato proprio idilliaco: la pioggia e il primo impatto con i prezzi (piu' alti di quanto mi aspettassi, in pratica come in Nuova Zelanda) condizionano pesantemente il mio umore. Queste rimarranno nin ogni caso le uniche note negative di un'esperienza affascinante. Mi basta parlare con un paio di persone e dare uno sguardo agli opuscoli gratuiti per capire che un'esplorazione a fondo del reame delle Tonga (unica nazione polinesiana mai colonizzata) richiederebbe come minimo un paio di settimane e non i miseri cinque giorni che ho in programma. Decido qiuindi di restare sull'isola principale, Tongatapu ("Il sacro sud") dove risiede la maggioranza della popolazione tongana. Il primo giorno lo passo all'esplorazione del mercato e della minuscola capitale Nuku'alofa: comprendo all'istante che il paese e' poverissimo, e nonostante uno dei atssi di alfabetizzazione piu' alti del pianeta (il 95% della popolazione ...

Un inizio agrodolce...

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Dopo aver lasciato Tauranga e la mia vecchia casa (con cena di addio preparata da Kimmy e regali vari dalle amiche giapponesi) ho guidato le tre ore e mezza per raggiungere Auckland in una tipida mattinata d'inverno. Qualche commissione, un po' di internet e una videochiamata col "maestro". Verso sera, torno al parcheggio sul lungomare dove ho lasciato il van e... non c'e' piu'! Il primo momento e' stato di panico puro. Oltre alla macchina in se, ho TUTTO dentro: vestiti, bagagli, zaino, e i biglietti aerei. Poi il mio sguardo cade su un cartello, seminascosto dalle foglie di un albero. "Divieto di parcheggio- lunedi'-venerdi' - dalle 16 alle 19". Maledizione! Guardando il lato positivo, quantomeno non ho perso tutto. La procedura per riavere la macchina fortunatamente e' veloce e nemmeno troppo costosa (come una giornata di lavoro in packhouse) e in un'ora mi riapproprio del mzzo e di tutto il suo prezioso carico. Vengo acco...

Vita di tutti i giorni

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In queste settimane mi godo un inaspettata quotidianita'. Lavorare di giorno ad orari "umani", regolarmente, era una cosa che non mi capitava da piu' di un anno quando ero in Gewiss a Cenate Sotto. Non pensavo di poterlo affermare cosi', ma questa vita regolare, senza scoperte, senza nuovi incontri ogni giorno, con ritmi precisi e naturali mi piace e almeno per un poco, mi sento non in viaggio ma a casa. L'ostello, a dirla tutta, e' ormai casa e non lo cambierei piu' con nessun altra opzione in citta'. La mattina la sveglia e' alle 6.30, colazione e via con le quattro giapponesi e il tedesco Mike per il veloce (5 minuti) trasferimento verso la packhouse. Qui il lavoro e' tranquillo, l'atmosfera rilassata e le pause frequenti, e le 18 arrivano con relativa facilita' nonostante la ripetitivita' del lavoro: Aprire le scatole e controllare kiwi per kiwi. Se e' duro come la roccia lo ripongo nella scatola, altrimen...