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Visualizzazione dei post da dicembre, 2010

E il 2010 se ne va cosi'...

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Se ne va cosi' il 2010, con una bottiglietta di supoeralcolico ad accompagnare un pesce fritto come aperitivo da solo sulla spiaggia. Sono gia' alticcio prima di unirmi a i miei compagni di capodanno, due tedeschi e un inglese trapiantato in Malesia. Staremo a vedere. Intanto, ne approfitto per fare a tutti gli auguri e tracciare un bilancio... E' passato un altro anno e... Il Leader se n'e' andato a Malta, segnando un epoca. Come al termine dell'impero romano, la compagnia ha vissuto momenti di panico ed e' entrata in un lungo medioevo... Servira' il ritorno del Re per un nuovo rinascimento? Livion prosegue spedito verso la terza laurea, e per il 32esimo anno consecutivo annuncia che "non fara' piu' l'animatore". Fasolon ha cambiato molto, moltissimo, e non solo lavorativamente. E' cresciuto e lo vedo pronto per il grande passo. Mollare tutto e partire! :-D A Sani' e Berbe mancano "solo" 2-3...

L'inferno prima del paradiso

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Qui in Birmania non sono tutte rose e fiori... ci sono tre cose essenzialmente che non mi piacciono: -l'odore della pasta di pesce che mettono i piu' poveri per dare proteine alla zuppa. Se ne sente spesso il tanfo nelle vicinanze dei mercati. Vomitevole. -I doppi prezzi locali-stranieri. Non mi lamento di dover pagare speciali tasse governative per i siti piu' prestigiosi, ma mi da fastidio che mi si faccia pagare il doppio un piatto di riso o un biglietto dell'autobus. -Gli autobus. Quando sono belli hanno l'aria condizionata a palla (raggiungono temperature inenarrabili, vicine ai 5-6 gradi) e tv color su cui trasmettono mielosi pezzi pop birmani, sempre, ovviamente, a palla. Se sono brutti raggiungono punte di scomodita' clamorose. Ora, cosa puo' capitare per arrivare a scrivere: "l'inferno"? Tutte queste cose messe assieme, in 24 ore di viaggio da Nyaungshwe a Chaug Tha. Primo autobus "nottorno", bello ma no...

Natale a Nyaungshwe

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Non ci sono Boldi e De Sica, Salvi ne tantomeno Hunziker e Deluigi, ma Mathieu, Luka, Yixuan, Victor, Joia... Non ci sono fragole e champagne ma papaya e lassi. Non ci sono manze brasiliane o russe semi-svestite ma ragazze in biciclletta con lungo longy e thanaka sul volto. Non ci sono potenti auto di lusso ma carretti trainati da cavalli. Non ci sono inciuci, intrighi, imprevisti, ma gite in barca sul lago e biciclettate tra i villaggi di pescatori. Non ci sono panettone ne pandoro ma riso e curry di pesce. Non resort a 5 stelle ma il Joy littel hotel. Niente party in discoteca ma chiacchierate in terrazza al tramonto. Non ci sono babbi natele rossi ovunque, ma monaci togati di rosso ovunque. Non ci sono centinaia di "mortacci tua!" ma centinaia di calorosi "mingalaba!". La colonna sonora non e' "scatman" o "last christmas" ma i campanelli delle pagode e le chitarre dei ragazzi a bordo strada. Non ci sono risate a crepa...

La maledizione dei Nat

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I nat sono 37. Sono gli spiriti ancestrali dell'antica cultura Bamar, entita' soprannaturali pre-buddiste, che l'avvento della religione rivelata non ha minimamente scalfito. Sono una presenza costante nella vita della gente ancora oggi. Mi lancio a bordo della mia bicicletta alla scoperta di Bagan, uno dei siti religiosi piu' importanti, imponenti e famosi del mondo. Tanti templi quante sono le cattedrali medievali in europa racchiusi in 40 kmq. Verso pranzo inizio pero' a sentirmi strano, stanco. La stanchezza e la spossatezza iniziano a farsi opprimenti nel pomeriggio e durante il tramonto, sulla cima di una pagoda (magnifico) mi vengono dei crampi al basso ventre, accompagnati da gorgoglii sinistri e profondi. Torno a Nyaung U per la cena, e sto sempre peggio. Vado a letto presto con un the caldo, ma dopo neanche un'ora devo correre fuori nella latrina e mi viene il pi' potente attacco di diarrea che abbia mai avuto. Qualcosa di treme...

La curva del Sunderland

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Lasciandomi alle spalle Mandalay, in una mezza giornata di bus arrivo a Monywa, pacifica cittadina sul fiume Chitwin e sulla mia strada per Bagan. Prima cosa inaspettata e spettacolare: trovo un posto chiamato "Cake World" che sforna torte e bomboloni, ma in particolare un rolle' di pan di spagna e crema, con mezza banana dentro e cioccolato fuori. Ne comprero' altri 4 prima di lasciare la citta'. La sera, al tramonto, vado sulla riva del fiume a camminare come tutti i birmani prima di cena (stiamo parlando delle 5.30) quando vengo avvicinato da un ragazzo che vuole parlare inglese con me. All'inizio e' un po' timoroso, poi si scioglie a tal punto da farmi domande (qui sul serio pericolose) sulla politica birmana e sulle recenti elezioni. Suo padre tiene una piccola scuola di inglese in garage e mi invita a vederla. In un capanno di bamboo nel vicolo piu' nascosto di Monywa, trovo il padre davanti alla lavagna e 6-7 studenti che...

Ritorno a Mandalay

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May Thou avra' ad occhio e croce 13 anni. Ha il solito sorriso radioso sul volto coperto dalla tradizionale pasta thanaka e un moncherino e una stampella al posto della gamba destra. Rapprasenta alla perfezione questo paese: povero, sporco, ma che tra mille difficolta' cerca di tirare avanti con il sorriso. Dopo un gelato alla vaniglia e' scappato via, ma l'ho intravisto seminascosto in un angolo durante l'improvvisata jam sassion di strada con i ragazzi tamarri e la chitarra, a ridere delle nostre stonate. La maggior parte dei turisti si fa il "rush" delle antiche capitali intorno a Mandalay (i re birmani avevano l'abitudine di spostare le capitali ogni 3x2, con grande dispendio di risorse, cosa che hanno recentemente fatto anche i generali creando dal nulla una scintillante citta' nel deserto, mentre la nazione arranca nella poverta') in un solo giorno. A me non interessa "vedere tutto" e inoltre sono passate ol...

Hsipaw, "montagna" birmana

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Decido di muovermi verso nord per una puntatina all'ex stazione climatica britannica di Hsipaw, in attesa che il maltempo lasci la piana di Mandalay. Qui', dopo una mattinata di tempo variabile, trovo il mio primo, vero, sole tropicale e inizio ad addentrarmi nella cultura birmana. Vecchie case di legno in stile coloniale ai lati di strade ombreggiate da baniani e palme. Mi ritrovo cosi' sotto un portico ad osservare le piccole monace che cantando passano di casa in casa a raccogliere le elemosine, i giovani studenti in longy verde che escono da scuola o gli agricoltori di ritorno dal mercato, mentre sorseggio un'aranciata fresca in bottiglia di vetro che sembra (o forse e'? speriamo di no) arrivata direttamente dagli anni 70. Durante il giorno raggiungo a piedi con piacevoli passeggiate le attrattive della zona: rovine di vecchi stupa, cascate e delle deliziose sorgenti d'acqua tiepida, in cui mi immergo circondato da farfalle verdi e giall...

Mandalay Rain

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Mandalay, solo il nome, ricordando Kypling, ispira serenita', pace, l'Asia nella sua accezione piu' seducente, l'Indocina e i misteri che nasconde. Mi lascio alle spalle la trafficata Kunming in un grigio e freddo pomeriggio. La Cina e' distante molto piu' dei 400 km sulla carta. Devo abituarmi di nuovo: i prezzi, la gente, il cambio, il clima, i rumori, i sapori, tutto e' nuovo e la strada che dall'aeroporto arriva in citta' me lo ricorda con un dolce odore di non so che pianta, con l'umidita' elevata e la gente che gia' appare sorridente nei suoi longy (gonne) uomini e donne. L'eccitazione e' a mille: ritrovo quell'emozione di trovarsi in un posto completamente nuovo e sconosciuto, senza la Bank of China e la Beijing Lu, senza il People's park o Kfc o la Ktv. La prima notte e' stata dura, con tante, fastidiosissime zanzare (ora ho le sette stelle di okuto stampate in fronte) ed e' seguita dal...

Kunming (e Dali) 2a parte: il cazzeggio

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Ultimati i preparativi, ho una settimana di tempo per godermi un assaggio dello Yunnan, una delle regioni che piu' hanno da offrire al viaggiatore in Cina. I "problemi" sono essenzialmenet due: 1-Le tariffe d'ingresso ai sii 'interesse: esorbitanti! 2-La combinazione letale tra: la mia stanchezza generale, il clima mite, le localita' pacifiche e sonnolenet e le guesthouse o gli ostelli molto piacevoli poratno all'inevitabile: cazzeggio totale. Pisolini, letture, chiacchierate con altri viaggiatori sorseggiando caffe' o una birra spaparanzati sul divano sono da sempre parte del mio vagabondare, ma qui diventano l'attivita' principale. Se poi mi trovo per la prima volta dalla partenza una chitarra utilizzabile a piacimento tutto il giorno, i giochi sono fatti! Giusto il tempo di una puntatina per un paio di giorni sul lago "a forma d'orecchio" (e' il vero nome cinese!) a Dali (dove proseguo l'attivita' des...

Kunming, prima parte: i preparativi

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Eccomi cosi' nella citta' "dell'eterna primavera". I fiorni nonostante siamo a dicembre sono in effetti ovunque e la temperatura e' piacevolmente sopra i 20 gradi. La base operativa e' l'Hump hostel, uno dei migliori trovati fin'ora, con tanto di terrazza panoramica ed happy hour con birre a 5 rmb (60 eurocents). Peccato che la prima sera si rompa la spina della birra! Ma non sono qui per questo, pensi' per preparare al meglio l'uscita dalla Cina e l'ingresso in Myanmar. E potevo IO non avere problemi nel passare i confini? Non sarebbe piu' il mio viaggio! Anche questa volta non mi faccio mancare la chiusura della frontiera via terra, lo spostamento del consolato birmano 25 km fuori citta' e altri piccoli ma innocui imprevisti. In due giorni, in ogni caso, sbrigo le pratiche necessarie e l'8 dicembre saro' pronto per l'ingresso in grande stile nel sud-est asiatico!

Ritorno al Guanxi

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Da qualche parte tra Guanxi e Yunnan... Chiusa la parentesi "italiana" a Shanghai, sono ritornato nella provincia dello Guanxi ma questa volta a Nanning, la citta' piu' grande e in espansione dell'intera regione. Qui, all'universita' internazionale, ponte tra Cina e Sudest asiatico, lavorano come insegnanti di inglese Claudia e Patrick che avevo avuto il piacere di incontrare a Guilin. Per 4 giorni sto a casa loro, un appartamentino piccolo ma confortevole all'interno dell'enorme campus, una cittadina con tanto di lago all'interno, supermercati, ristoranti, spazi per la ricreazione, la musica e lo sport. Dura la vita dello studente cinese: niente party all'americana, ma studio, studio, studio, lezioni anche dopo cena e 7 giorni su 7. Non faccio molto durante il mio soggiorno qui, a parte visitare le "vicine" (sta cippa, 5 ore!) cascate di Deitian, conoscere studenti cinesi e giocare qualche partitella a basket...